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Le cattedre ambulanti tornano in montagna «Dopo un secolo insegniamo l’agricoltura»

Le cattedre ambulanti tornano in montagna «Dopo un secolo insegniamo l’agricoltura»

Il progetto Life AgriCOlture porterà gli esperti in sette aziende dell’Appennino per innovare con un occhio all’ambiente 

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IL PROGETTO

Le chiamano cattedre ambulanti e per decenni, tra la fine dell’Ottocento e il periodo fascista, sono stati gli strumenti per la rivoluzione agraria grazie all’insegnamento delle buone pratiche. E adesso le cattedre tornano operative in Appennino con l’intento di innalzare il livello della ricerca agronomica tra gli agricoltori, con una particolare attenzione al contesto ambientale e sociale. Sono sette le aziende agricole che hanno scelto di affidarsi agli insegnamenti degli esperti: Rossi Daniele e figli (Montecreto), Le Capre della Selva Romanesca (Frassinoro), Lavacchielli Ermanno (Pavullo), I Casoni di Trignano (Fanano) , Casa Minelli (Pavullo), La Fazenda s.s. (Prignano) e Bonacorsi e Colombarini (Guiglia).

Si chiama Life AgriCOlture ed è il progetto che propone “una attività di assistenza tecnica alle sue aziende dimostrative con l’intento di supportare una loro transizione verso nuove modalità agronomiche di gestione efficiente della sostanza organica e dunque del carbonio del suolo in una prospettiva di contrasto al cambiamento climatico”, spiegano Matteo Catellani e Francesco Vincenzi, presidenti dei Consorzi di Bonifica dell’Emilia Centrale e Burana, titolari del progetto europeo, partecipato anche da Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e Crpa.

In sostanza si farà un’assistenza in azienda “per ripensare il ruolo della zootecnia di montagna nello scenario complesso del cambiamento climatico. Un contesto di transizione altrettanto strutturale di quello vissuto nella fase eroica della modernizzazione agraria di inizio secolo nella quale hanno operato le cattedre ambulanti”.

«Nel concreto - spiega Aronne Ruffini, 61 anni, dirigente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e project manager di Life AgriCOlture - mettiamo a disposizione delle 15 aziende dimostrative selezionate tra Parma, Reggio e Modena un eccezionale team di esperti e consulenti (agronomi, ecologi, pedologi, paesaggisti, esperti di alimentazione animale, ingegneri e tecnici della bonifica) che lavorano in maniera organica e interdisciplinare su questo progetto: a loro il compito di uscite, analisi e confronti periodici con gli agricoltori. Riattualizzando il modello della cattedra ambulante, che pareva scomparso, dovremo essere capaci di costruire una azione specifica di governance territoriale nuova che potrà essere estesa ai sistemi rurali non solo italiani».

Roncone presenta poi alcune novità tecniche agronomiche più semplici e meno impattanti. «Ad esempio con la trasemina rigeneriamo un prato vecchio con una semina direttamente su sodo. Come altre tecniche di agricoltura conservativa contiene i costi di aratura e di spietramento dei campi successivo alla stessa. Ma soprattutto abbiamo un fondamentale beneficio ecosistemico: la possibilità di mantenere una vita biologica del suolo e di accumulare carbonio riducendo così le emissioni di CO2 in atmosfera. A sua volta, un suolo ricco di carbonio non sarà solo un suolo più fertile, ma anche più efficiente dal punto di vista della ritenzione idrica e dunque, su larga scala, fornirà un apporto sensibile in termini di riduzione del rischio idraulico a valle. In questo senso, le pratiche di agricoltura conservativa che Life agriCOlture propone avranno un ruolo chiave sia in termini di mitigazione che di adattamento al cambiamento climatico». —



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