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Montefiorino 

Entrano nel locale e minacciano il titolare del ristorante Ka Huna

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MONTEFIORINO

«Una scena così non me la dimenticherò mai: spero davvero che quella gente non si faccia più vedere qui dentro». È ancora scosso Sekib Omerovic, 23enne titolare del ristorante pizzeria Ka Huna di Gusciola, per quanto accaduto domenica poco dopo la mezzanotte, mentre con sua madre si apprestava a chiudere. All'improvviso si sono presentati due clienti, un 26enne di Casola e un 58enne di Gusciola, entrambi italiani, che erano stati a cena venerdì sera (tagliata, pizza e funghi) in un gruppetto di sette, manifestando subito toni minacciosi. «Stavamo facendo le pulizie – racconta – questi due si avvicinano al bancone, si vedeva subito che avevano bevuto, e dicono che vogliono chiarimenti sul conto di venerdì. Un conto normalissimo, di 25 euro a testa, ma io gli spiegato per bene come è maturato. Hanno cominciato a dire che era troppo alto, che con quei soldi mangiavano da Bottura, e poi via via sempre più aggressivi: uno ha cominciato a tirare calci al bancone, l'altro pugni sopra. “Sai che cosa c'è? Che qui noi se vogliamo ti spacchiamo tutto” mi hanno detto, e uno di loro ha fatto come per saltare dietro al bancone e darmi una testata». Una mezz'ora da incubo, ma Sekib ha tenuto i nervi saldi. Poi è arrivata la figlia del 58enne e i due sono usciti dal locale. Sekib ne ha approfittato per chiudere a razzo la porta d'ingresso e andare via. Ma non prima di sentirsi dire: “Guarda che non abbiamo ancora regolato i conti, eh?”. Non è la prima volta che i due si comportano in qualche maniera nel locale: l'anno scorso il più giovane aveva fatto danni a una porta e Sekib sospetta che sia stato lui anche a rubare della birra. Ma non erano mai arrivati al livello di domenica: «Non ci ho dormito la notte – sottolinea Sekib – ho temuto il peggio. Il giorno dopo, quando si è sparsa la voce dell'episodio, ho ricevuto tante manifestazioni di solidarietà da colleghi ristoratori che li conoscono e sono stanchi di certi comportamenti. Anch'io adesso dico basta: questi due non si facciano più vedere, voglio lavorare in pace». Il locale di Sekib adesso è in netta ripresa: dopo i giorni del pregiudizio, quando non si presentavano più clienti perché si trovava di fronte alla casa di riposo segnata dall'allarme Covid, adesso il giro sta tornando, anche per una catena solidale verso questo intraprendente 23enne. Che ora dice: «No, non penso più alla chiusura». —

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