In Emilia Romagna calano produzione ordini e occupazione
Le rilevazioni per il primo trimestre 2020 di Unioncamere, Confindustria e Intesa
dati negativi
Un primo trimestre negativoper produzione, ordini fatturato, occupazione, credito. Ma sarà soltanto un’anteprima della caduta senza precedenti che caratterizzerà il secondo trimestre. Si possono sintetizzare così i dati dell'indagine per il primo trimestre 2020 sull'industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.
Nel primo trimestre la produzione dell'industria in senso stretto dell'Emilia Romagna si è ridotta del 10,4%, trasformando il calo del trimestre precedente (-1,5%), in un crollo. Stesso trend per le vendite (-10,1% rispetto allo stesso periodo del 2019), con una accelerazione della tendenza negativa del trimestre precedente (-1,2%). Il fatturato estero ha mostrato una migliore tenuta (-4,8%). Uno spiraglio di luce si può cercare nei dati sul processo di acquisizione degli ordini, che ha subìto una flessione tendenziale del 9,5%. Al calo della produzione si accompagna una drastica riduzione dell'occupazione: l'industria in senso stretto ha chiuso il primo trimestre con un deciso passo indietro, attestandosi sui 524.486, il 4,6% in meno rispetto al 2019, con una perdita di oltre 25.000 posti di lavoro che interrompe la serie positiva in corso da otto trimestri. Il risultato negativo è da attribuire al calo dei dipendenti, scesi a 472.000 con una riduzione del 5,4%, oltre 27.000 occupati in meno, nonostante l'aumento dell'occupazione autonoma, salita del 3,6%. Si registra anche la flessione più accentuata degli ultimi anni del numero delle imprese attive nell'industria: alla fine del primo trimestre erano 704 in meno (-1,6%) su un totale di 43.831. «Siamo di fronte alla più pesante recessione economica dal dopoguerra. Già prima del Covid-19 il nostro Paese era l'unico in Europa a essere in recessione e a non avere ancora recuperato la perdita di pil dalla crisi del 2008. Non possiamo perdere un minuto, dobbiamo programmare bene le risorse e liberare le energie positive di cui le nostre imprese sono capaci», dice il presidente regionale di Confindustria Pietro Ferrari.
La pandemia ha avuto impatti anche sul credito bancario in Emilia-Romagna, che ha visto già da marzo i primi segni di un cambio di passo i cui contorni dovrebbero essere più definiti con i dati relativi ai mesi successivi. In sintesi, si è avuto un rallentamento della crescita dei finanziamenti alle famiglie consumatrici mentre i prestiti alle imprese hanno invertito la tendenza, tornando a crescere.
Su questi andamenti hanno influito il calo di domanda di prestiti da parte delle famiglie e, dal lato delle imprese, l’aumento del fabbisogno di liquidità. In senso positivo sugli stock agisce il minore flusso di rimborsi legato alle moratorie. Le banche, infatti, hanno subito messo in atto interventi a supporto della liquidità di imprese e famiglie, come le moratorie e i plafond creditizi, a cui hanno fatto seguito le misure dovute a nuovi provvedimenti, come crediti con garanzia pubblica. —
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