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serata con stefano bonaccini  

«La destra si può battere mettendo in campo il civismo»

Paolo Seghedoni
«La destra si può battere mettendo in campo il civismo»

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Si parte dal Covid («Non abbiamo ancora vinto, la guardia va tenuta alta»), si passa da scuola e sport che faticano a ripartire («Sono ottimista, ma sulla scuola il governo deve fare di più e lo sport di base comporta un contatto che va gestito»), si passa al tracciamento come chiave per isolare i focolai Faremo un grande sforzo per andare a mappare con i tamponi tutti i lavoratori del comparto delle carni e quelli della logistica, i due settori dove a livello mondiale ci sono più richieste, questo aumenterà inevitabilmente i numeri dei positivi, ma aiuterà a isolare i casi»).

Stefano Bonaccini parla a ruota libera all’iniziativa di presentazione del suo libro ‘La destra si può battere” promossa da Maria Carafoli presso il ristorante Ferro Dieci di Luca Cantagalli al Modena Golf. Sono in tanti ad aver accettato l’invito e Bonaccini parla prima con la Gazzetta e poi risponde alle domande di alcuni intervenuti: «Ho difeso Fontana. So bene che il presidente della Lombardia, come del resto tutti noi, ha passato giorni che non auguro al mio peggior nemico». Si passa dalle elezioni e dal libro: «Di certo è stata una vittoria che porta con sé alcuni insegnamenti. Il primo è che non si scende sul terreno dello scontro. Il secondo è che abbiamo costruito una campagna elettorale in cui non ci siamo preoccupati dell’avversario, come solitamente fa la sinistra, ma abbiamo chiesto di votare per noi. Terzo motivo, abbiamo fatto una coalizione molto larga e molto civica. Ma non a tavolino anche perché se no avremmo fatto l’accordo coi 5 Stelle mentre siamo andati a prendere i voti, loro e di chi vota per la Lega o Fratelli d’Italia. Sono state elezioni simili alle politiche – spiega Bonaccini – tutto si era caricato di aspettative altrimenti non avremmo avuto Al Jazeera la notte della vittoria o interviste con il New York Times, Le Monde e la Frankurter Allgemaine». Il presidente della Regione plaude a Modena: «Si dice che non si è mai profeti in patria, ma a Campogalliano la mia lista civica ha preso il 16% e in città è andata benissimo, quando giro mi devo ricordare che due elettori su tre hanno votato noi. Poi i 155mila voti alla persona sono un dato veramente clamoroso». E poi bacchetta, senza picchiare troppo forte però, il suo partito: «Occorre costruire un nuovo contenitore che metta in campo, oltre alla politica, molto civismo. Si sta riscoprendo il valore della competenza, dopo una fase in cui sembrava che non aver fatto niente fosse un merito. E poi serve guardare ai territori: il Pd valorizza troppo poco i propri amministratori. Il Pd deve avere un’identità più precisa e più riformista, è al governo e deve accelerare il passo». La chiosa finale è per Mihajlovic: «Quando si è saputo che avrebbe fatto l’appello al voto per la Borgonzoni tutti mi consigliavano di parlare d’altro. In realtà mi è venuto dal cuore e dalla mia idea di politica augurargli ogni bene. La salute di Mihajlovic era troppo importante. Tra l’altro credo che presto prenderò un caffè insieme a Sinisa». —

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