Gazzetta di Modena

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finale 

«Caso ex-catechista Don Bernabei ha agito con scrupolo»

La Diocesi difende le scelte del parroco verso l’uomo accusato di tentativi di adescamento di minorenni sui social

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FINALE

«Don Bernabei ha agito correttamente, con scrupolo e prudenza, a tutela dei minori della sua comunità». Questa la presa di posizione del “Servizio interdiocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili” di Modena e Carpi, che si esprime dopo il caso affiorato nei giorni scorsi, che vede coinvolto un ex catechista, frequentatore della parrocchia, responsabile, «secondo quanto affermato nel servizio televisivo, di vari tentativi di adescamento di ragazze minorenni attraverso i social - afferma il Servizio interdiocesano, che esprime piena vicinanza e incoraggiamento alle minori oggetto di molestia e alle loro famiglie, al parroco don Daniele Bernabei e all’intera comunità di Finale, affinché nella piena verità si possa ricomporre l’unità, in un clima rispettoso e accogliente».

Il “Servizio interdiocesano” chiarisce, inoltre, che è a fine 2018 che «il Parroco, venuto a conoscenza di un episodio, solo parzialmente e senza i pesanti dettagli contenuti nelle chat, e trovato conferma dalla famiglia di una vittima, ha informato tempestivamente i superiori e subito ha provveduto a rimuovere l’autore di questi atti da ogni servizio educativo verso i minori».

«La permanenza dell’autore nel coro parrocchiale non è da intendersi come sottovalutazione - prosegue l’intervento del “Servizio diocesano” - e tanto meno come copertura, ma come conseguente valutazione di ordine pastorale da parte del parroco, certo condizionata dalla non conoscenza dei pesanti dettagli presenti nelle chat e del fatto che fossero state coinvolte altre ragazze minorenni, come emerso nel servizio».

«Alla luce di questi elementi oggettivi don Bernabei ha agito correttamente, con scrupolo e prudenza, a tutela dei minori della sua comunità - conclude il “Servizio intterdiocesano” - revocando responsabilità educative all’autore, consigliandogli un percorso terapeutico poi effettivamente svolto, offrendo ascolto alla persona offesa, proponendo la denuncia dei fatti alle autorità civili e rispettando i diritti dell’accusato. Tutti, sacerdoti, genitori, educatori, giornalisti sono chiamati ad esercitare il proprio lavoro con senso di responsabilità avendo a cuore il bene dei nostri ragazzi». —

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