«Io, finito a vivere in auto a causa del lockdown Con Arca una nuova vita»
Alessandro è uno dei giovani italiani che si è visto costretto a chiedere pasti e la possibilità di fare le docce nella struttura
LA STORIA
All’interno di Porta Aperta, da qualche tempo è stata fondata Arca Lavoro, un ‘impresa sociale nata per creare opportunità di inserimento nel mondo del lavoro per fasce di popolazione svantaggiate e fragili che focalizza il suo impegno nel costruire percorsi professionali in cui le persone ai margini della società possano ritrovare dignità e autonomia. Oggi più che mai, in un momento storico in cui, a causa dell'emergenza sanitaria, le fasce più deboli della popolazione ne hanno subito gravi conseguenza, questa importante realtà cittadina sta offrendo nuove opportunità. Come sta accadendo ad Alessandro che grazie ad Arca ha intrapreso una ripartenza. «Alessandro è un ragazzo italiano di 30 anni di Bomporto che prima del Covid - 19 si arrangiava facendo piccoli lavoretti qua e là – racconta Francesca Nora, amministratrice delegata dell’Impressa Sociale Arca Lavoro- Poi è arrivato il Coronavirus e Alessandro da un giorno all'altro si è ritrovato senza lavoro. E poiché si reputa una persona con a grande dignità, come ci ha ripetutamente detto lui, non avendo più disponibilità economica per pagare l’affitto, ha deciso di abbandonare la casa dove risiedeva per scegliere di vivere in auto». Una macchina che ha parcheggiato davanti a Porta Aperta nel piazzale antistante al Santuario della Madonna del Murazzo, entrando in contatto con la struttura. Per mangiare a pranzo e a cena si mette in coda davanti al cancellino dell’associazione dove dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19, tutti i giorni, i volontari si affacciano con grandi ceste con un pasto completo.
«Per lavarsi invece Alessandro si prenotava costantemente al servizio docce – ricorda la Nora- che durante il lock down poteva tenere aperto solo per 3 giorni alla settimana e lui puntualmente si presentava con la biancheria pulita che teneva in macchina senza mai lamentarsi per la sua condizione».
Se dapprima il ragazzo era molto restio a farsi avvicinare dal personale di accoglienza dell’associazione, piano piano i volontari sono riusciti ad entrare in empatia con lui e dopo aver ascoltato la sua storia hanno capito che quel giovane uomo aveva tutte le potenzialità per rifarsi una vita.
«Così, non appena il lock down è terminato e finalmente potevamo riprendere le attività di Arca Lavoro gli abbiamo offerto l’opportunità di iniziare a lavorare con noi nell'impresa sociale a patto che di entrare in contatto con la rere dei servizi sociali di Bomporto che l'avrebbero aiutato a trovare un alloggio». Alessandro ha accettato con entusiasmo e ora sta vivendo una nuova opportunità per rifarsi una vita grazie alla sinergia che si è attivata tra l’Impresa Sociale Arca Lavoro, i Servizi Sociali e Porta Aperta.
Con un primo contratto di lavoro trimestrale ha infatti potuto ottenere un posto presso l’Ostello San Filippo Neri di Modena, che dal secondo mese di permanenza paga grazie al suo stipendio e se non ci saranno problemi presto il contratto gli verrà rinnovato a tempo determinato per un anno con l’opportunità di un rinnovo successivo a tempo indeterminato. «Di storie come quella di Alessandro ce ne sono tante a Modena e provincia - conclude Francesca Nora - e purtroppo non tutte hanno un lieto fine. In ogni caso noi ci impegnano a fare del nostro meglio». —
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