Edificio sgomberato: secchi pieni di siringhe sotto un monte di rifiuti
via munari. Pulizia dopo dieci anni di degrado
Il lato più oscuro di quella casa abbandonata è ora nascosto con una doppia protezione dagli occhi dei passanti. Secchi pieni di siringhe usate dagli eroinomani sono ciò che resta di dieci anni di degrado del cantiere della villa di via Munari, usata come rifugio di tossicomani e sbandati. Quelle siringhe sono state raccolte in tre giorni di pulizie. Sopra i secchi, coperti da uno strato di cartoni e pezzi di legno, sono stati accumulati sacchi e pattume. Una montagna di rifiuti al centro del cortile seppellisce così il simbolo di una lunga epoca di degrado che ha coinvolto la zona accanto alla stazione. «Il nostro collega ha nascosto quei secchi li sotto, facevano troppo schifo da vedere - racconta uno degli operai che stanno ripulendo la zona - già l’odore di tutti quei vestiti marci e dei rifiuti ti resta addosso anche di sera dopo la doccia. Mai visto un posto così sporco».
Oltre alla montagna del cortile altri mucchi di rifiuti più o meno grandi sono sparsi ai lato e sul balcone dell’edificio ormai completamente ripulito all’interno e in quasi tutti i lati. È stato un lavoro lungo, difficile e sicuramente sgradevole, quello iniziato venerdì mattina dalla ditta incaricata dei lavori.
Risale a meno di una settimana fa lo sgombero della palazzina diventata un eterno cantiere abbandonato e già si vedono i primi risultati. Se l’edificio, come detto, è stato svuotato di dieci anni di pattume, il lavoro grosso oggi è concentrato sui lati e soprattutto nei garage, allagati da molti anni e pieni di altri pattume stagnante. Viene usata anche una ruspa per smassare gli strati di stracci, pasti e rifiuti di ogni genere dalla parte di cortile non cementata. Ciò che emerge è impressionante. Pezzi di biciclette, camicie e pantaloni, sedie, materassi, borsette, bambole, oggetti di ogni genere, pentole e padelle. E una massa impressionante di bottiglie di vetro e plastica: tutto accumulato e stratificato, questo pattume mai smaltito viene ammassato dentro sacchi neri sulla montagna di pattume nel cortile e portato continuamente via dai camion che caricano, partono e tornano. Sono i resti di furti, rapine, borseggi e bivacchi notturni. I resti di un’occupazione abusiva continua e casuale della quale le cronache si occupano di tanto in tanto dal 2011 per segnalare degrado e gravi casi di disperazione.
Nel 2011, appunto: una coppia di tossicomani venne trovata con la loro neonata in mezzo al pattume. Un mese fa, nove anni dopo, una scena simile: un bambino di 8 anni è stato trovato a giocare tra quei rifiuti. La madre, una tossicomane, era sparita lasciandolo a un 60enne incontrato lì: all’appuntamento per riprendere il bambino, la madre non si era presentata. In mezzo storie di senzatetto, gente sbarcata in stazione senza un soldo e disperati che non hanno un posto dove dormire. E poi i blitz, le proteste del vicinato, i controlli e infine lo sgombero in grande stile della polizia con la guardia di finanza. —
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