Cocaina, affari di famiglia in pizzeria Padre e 2 figli arrestati, locale sequestrato
In manette anche il pizzaiolo e la cassiera. Controlli a Castelfranco e Manzolino. In soli tre mesi 500 cessioni di droga
NONANTOLA
Nel cuore di Nonantola, dopo le curve all’altezza del Vox, con la vetrina che si affaccia su corso Veneto, su alcuni ufficio comunali, poco prima dell’Abbazia: in quella piccola pizzeria, “del Corso” o, come si chiama ora “Bella Italia” c’era una intera famiglia calabrese che faceva affari non con le pizze ma con la cocaina. I clienti entravano ed uscivano con il cartone fumante, ma dentro alla confezione c’erano anche le bustine di droga richieste. Un’attività che i carabinieri hanno cominciato a scoprire due anni fa, quando uno dei figli, Cataldino Pirito, venne arrestato perché sorpreso dai carabinieri mentre andava a prendere la cocaina dal suo nascondiglio, dietro alla caldaia del condominio vicino alla pizzeria. Da quelle manette ora, due anni dopo, i militari di Nonantola affiancati da quelli della Compagnia di Modena guidati dal Maggiore Vito Ristallo, sono arrivati a scoprire che il giro dello spaccio di cocaina era gestito dall’intera famiglia. E l’altra sera, con un blitz in grande stile, con tanto di elicottero per fare in modo che non ci fossero fughe improvvise, con uno spiegamento di forze tale da accerchiare lo stabile del locale e con l’ausilio dell’unità cinofila della Guardia di Finanza, è scattata la retata. In manette sono finiti Antonio Pirito, settanta anni, i figli Giuseppe e Fabio di 35 e 32 anni, il pizzaiolo Luca Sanpietro di 31 anni e la cassiera Natascia Giannetta di 42 anni. Queste cinque persone sono state arrestate per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti utilizzando la copertura del locale pizzeria che è stato sequestrato. Esclusi l’associazione a delinquere e qualsiasi legame con la criminalità organizzata. Indagate anche la moglie di Antonio Pirito (la pizzeria è intestata formalmente ad una società facente capo alla donna) e un’altra figlia della coppia.
Al momento del blitz dell’altra sera, all’interno del locale si trovavano il capofamiglia, il figlio Giuseppe, la madre e la sorella. Subito i carabinieri, come hanno spiegato ieri al comando provinciale, sono riusciti a sequestrare 11 grammi di cocaina che il 35enne aveva cercato di sbarazzarsi, occultando le dosi nel locale. Sequestrati anche diecimila euro in contanti. L’operazione, che è continuata durante la notte, ha portato i militari anche nel locale e nell’abitazione dell’altro figlio, Fabio, nella zona di Castelfranco e di Manzolino. Anche Fabio è stato trovato dai militari in possesso di alcuni grammi di cocaina. Nessuna misura di tipo patrimoniale per il locale castelfranchese riconducibile alla cerchia famigliare, sequestro preventivo invece per la pizzeria a Nonantola emesso dall’autorità giudiziaria affinché la disponibilità del bene non possa continuare ad agevolare la perpetrazione dei reati, ovvero l’attività di spaccio.
Dunque cinque misure cautelari in carcere e sequestro preventivo dell’esercizio eseguiti dai carabinieri, misure emesse da parte del Giudice per le indagini preliminari Eleonora Pirillo, su richiesta del sostituto procuratore Marco Niccolini.
Come accennato tutto è partito dal primo arresto, avvenuto due anni fa. Dopodiché i militari dell’Arma hanno iniziato a tenere d’occhio il locale, effettuando appostamenti, intercettazioni, pedinamenti, controllando i clienti che via via si succedevano nel locale. In soli tre mesi, dal maggio a luglio dell’anno scorso, sono state documentate dai carabinieri oltre cinquecento cessioni di droga avvenute nel locale, con il classico dentro e fuori dei clienti a volte con le buste di cocaina nascoste dentro al cartone della pizza. Controllati e identificati una novantina dei “clienti”. Una imponente raccolta di prove circostanziate sulle attività della “pizza family” (il nome dell’operazione dei militari) che faceva affari di droga usando come copertura il locale in centro. —
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