Gazzetta di Modena

Modena

Coronavirus a Modena

Lo smart working uccide la pausa pranzo «A tanti locali del centro mancano i clienti»

Lo smart working uccide la pausa pranzo «A tanti locali del centro mancano i clienti»

L’intervento di Cinzia Ligabue presidente di Licom: «Il calo dei pasti fuori casa rischia di far chiudere molti esercizi» 

3 MINUTI DI LETTURA





L’ANALISI

Tra i tanti aspetti dello smart working, o per meglio dire del cosiddetto “house working” (ovvero il lavoro da casa) ve ne è uno a cui magari pochi pensano, ma che va tenuto in considerazione per l’impatto su una determinata categoria di imprese. Si tratta della situazione di pubblici esercizi e negozi che, in particolare in centro storico ma anche in altre zone della città, rischiano di chiudere a causa del calo della clientela che si fermava a pranzo. Lo sottolinea Licom, la sigla del commercio aderente a Lapam. La presidente Licom, Cinzia Ligabue, evidenzia: «Il pranzo fuori casa, vicino all’ufficio soprattutto per chi lavora in centro storico, rappresentava per molti locali una fonte di sostentamento che ora, con lo smart working che prosegue per una quota non residuale di lavoratori, rischiano di dover chiudere i battenti. Anche i negozi soffrono per questa mancata clientela di chi, lavorando o comunque dovendo passare per motivi professionali, ora frequenta con meno assiduità la zona centrale di Modena e comunque anche il resto della città».

Un aspetto che per qualcuno può apparire marginale ma che è invece centrale per tante attività: «La situazione è complicata per diversi soggetti», conferma la presidente Licom. «È innegabile che il centro storico sia in sofferenza sia per lo smart working che per il calo dei turisti, soprattutto naturalmente per quelli stranieri. La riapertura e la possibilità di occupare anche spazi all’aperto è sicuramente importante, ma questo non toglie che chi mantiene vivo il centro storico con attività di carattere commerciale o di ristorazione sia molto preoccupato».

Un combinato disposto, quello tra calo del turismo (un dato che forse sta passando fin troppo sotto silenzio e che per la città è invece un problema molto serio per diverse attività) e lavoro da casa, che mette a rischio imprese e posti di lavoro. La presidente Licom segnala però anche qualche caso che si può definire virtuoso: «In questo momento sta reggendo meglio chi si è ingegnato, e mi riferisco in particolare alla ristorazione, per consegnare pasti direttamente presso le aziende, perché il calo di clientela non è dovuto esclusivamente allo smart working e dunque al restare a mangiare a casa, ma anche da una certa diffidenza che è ancora presente in tante persone. Mentre per quanto riguarda i negozi non sono pochi quelli che stanno applicando orari di lavoro più flessibili, per venire incontro ai flussi delle persone. Mi spiego meglio: se nella fascia della pausa pranzo fino a prima del lockdown c’erano diverse persone che approfittavano dei negozi aperti per fare acquisti, ora essendo calato il giro diventa antieconomico tenere aperti i negozi tutti i giorni con orario continuato. Ecco allora che si assiste a fenomeni di realtà commerciali che a volte chiudono in pausa pranzo o fanno un orario continuato più limitato nel tempo». Ligabue, del resto, ha proprio un negozio in via Emilia Centro e parla dunque con cognizione di causa. La risposta, secondo la rappresentante Licom, è duplice: «Da un lato è necessario, nel pensare alle misure di sostegno per le imprese del centro storico, tenere presente questo fenomeno che potrebbe esaurirsi con la fine dell’estate ma che comunque va tenuto in debita considerazione. Dall’altro le parole chiave restano sempre le stesse: flessibilità per un verso e capacità di cogliere e di intercettare le esigenze dei clienti. Solo così sarà possibile reagire a una crisi che rischia seriamente di desertificare alcune aree del nostro splendido centro storico e più in generale delle nostre città». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google