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il sindacato siulp 

«Turni e straordinari al limite Basta spremere noi poliziotti»

«Turni e straordinari al limite Basta spremere noi poliziotti»

Gli agenti denunciano il carico di lavoro eccessivo causato dal Coronavirus «Ora ci tocca anche risolvere i disagi della città, ma il degrado non è un reato»

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Turni di lavoro continuamente rimaneggiati a causa del coronavirus, straordinari sempre più pressanti, la mancata certezza di una sentenza celere ed efficace ogni volta che si portano i delinquenti davanti al giudice per le convalide di arresto e ora anche la richiesta di un impegno nella lotta al degrado cittadino. Tutto questo nel quadro irrisolto da anni di una presenza di organici non commisurata all’importanza del territorio modenese.

La polizia di Modena è stanca ed è al limite delle sue forze: lo dice il sindacato Siulp .

«Volete che chi delinque e commette reati vada in carcere? Innanzitutto, non dovete chiedere sforzi straordinari alla polizia, perché a Modena e provincia non è possibile spremere più di cosi il personale, perché aggiungere straordinario allo straordinario significa mortificare chi veste la divisa e rafforzare il concetto d'impunità in chi delinque».

È la segreteria provinciale del Siulp di Modena ad alzare gli scudi a difesa degli agenti ricordando le tante difficoltà del loro lavoro, non ultimo l'impatto del coronavirus: ci sono positivi anche tra le forze dell'ordine che costringono alla quarantena, «ovvero alla sospensione dal servizio, intere squadre o uffici di polizia».

E stante la «scarsa attenzione che il ministero riserva alla prevenzione e tutela sanitaria dei poliziotti a Modena non dispongono di termoscanner portatili o di un protocollo ufficiale da attivare in caso di contatto con persona sospetto positiva o malata», non resta, dice il Siulp, che affidarsi al «buonsenso del buon padre di famiglia, senza avere però, competenze sanitarie».

Ma il Covid è solo l'ultimo dei problemi insorti. Se si vuole sicurezza, ribadisce il sindacato degli agenti di polizia, non si chieda loro di risolvere i problemi del comune degrado, ma si cambino le leggi «affinché chi commette un reato sia chiamato a risponderne, ma non fra tre o quattro anni, con la condizionale e una multa che non pagherà», ma «subito, con una pena commisurata e soprattutto, per certi tipi di reato, risarcendo la vittima».

Insomma, sprona il Siulp, «rivediamo le procedure per i delinquenti abituali e i pluripregiudicati e facciamo rifondere il danno a chi ha subito furto, rapina, lesioni, eccetera». Inoltre, «è fondamentale che questo territorio abbia un organico commisurato» ad una «provincia d'eccellenza». «Non possiamo fare più di quel che facciamo, ecco perché vorremmo più onestà intellettuale e soprattutto più fatti concreti, anziché belle parole e dichiarazione d'intenti che, per quel che vediamo, cercano di scrollare alcune pesanti responsabilità addossandole esclusivamente alla polizia di stato». Nel dirlo, il Siulp ricorda che «quando leggiamo e verifichiamo direttamente che alcuni problemi sono catalogabili esclusivamente come degrado, non possiamo non far notare che questa realtà, seppur spiacevole, non è affatto competenza della polizia di stato, ma di altri enti e organi, che sono deputati al mantenimento del benessere e della vivibilità di Paesi, quartieri e città. Il degrado non è un reato, rassegnatevi. È un indice di vivibilità, è il sintomo di un malessere». Da anni, invece, il Siulp chiede «certezza della pena e cosa abbiamo ottenuto? Che le leggi sono sempre più garantiste e permissive, che le vittime non sono affatto tutelate e gli strumenti per noi sono sempre più scarsi e inefficaci» . —

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