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Ferrari: «Una meraviglia dell’ingegneria Il mio percorso fedele e in sicurezza»

e.b.
Ferrari: «Una meraviglia dell’ingegneria Il mio percorso fedele e in sicurezza»

Giulio ha scritto un libro dedicato a Via Vandelli e cura il sito internet: «E la “bretella” che parte da Sassuolo...» 

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L’esperto

Giulio Ferrari, direttamente da Montale, può essere considerato “l’uomo di Via Vandelli” o come si definisce lui “l’indigeno di Via Vandelli”. Ne conosce i segreti e la storia, ogni paesaggio e ogni pietra. Sarebbe interessante, avendo una macchina del tempo, mettere a confronto il nostro Giulio e Domenica Vandelli, l’ideatore della strada che da Modena porta a Massa. Esercizio evidentemente impossibile. A Ferrari, grande camminatore, non resta altro che chiedere un vero e proprio identikit di Via Vandelli. Lo stesso che ha proposto nel libro “La Via Vandelli. Antica strada, nuovo cammino”, edito Artestampa, e che ogni giorno continua ad aggiornare sul si www.viavandelli.com.

Giulio, cosa non si deve perdere quando si attraversa Via Vandelli?

«I paesaggi sono suggestivi, tutti. Non mancano comunque le curiosità che un attento osservatore può cogliere e godersi. Mi viene in mente, ad esempio, il Passo della Tambura. Arrivando da Resceto si nota, facendo attenzione, che il crinale ha un dentello. Lo si vede guardando tra il Tambura e il monte Focoletta. Una specie di “unghiata”, mi piace definirla così. Semplicemente, si fa per dire, il frutto del lavoro di Vandelli che ha minato quella zona per far passare la sua strada».

Strada che si snoda lungo la montagna. Altre curiosità da ammirare?

«Beh, sicuramente quei sei chilometri di Via appoggiati su di un muretto del ’700 per mille metri di dislivello. Siamo sempre nella zona del Passo Tambura. Se ci fossero le “sette meraviglie dell’ingegneria”, questa sarebbe sicuramente una di quelle. Non ho dubbi».

Non solo la Via, Domenico Vandelli ai tempi ha costruito anche le infrastrutture. Tipo?

«Ha creato la strada con i suoi autogrill e i suoi hotel. A parte gli scherzi, Vandelli ha portato a termine un lavoro eccezionale. Basti pensare a La Fabbrica a Pievepelogo. Un punto di ristoro oltre che una struttura bellissima. Tanto da meritarsi, in uno scritto dell’epoca, i complimenti del Duca. E poi ci sono le piazzole per lo “scambio” dei carri».

Doveroso, a questo punto, un angolo di storia.

«Assolutamente doveroso direi. Perché attraversando Via Vandelli si respira proprio la storia. Questa attraversata, di Appennino e Alpi Apuane, è un tuffo nel passato. Un’iniziativa di Francesco III d’Este che, dopo essere stato cacciato da Ferrara, aveva bisogno di uno sbocco sul mare. Per questo, anche grazie al matrimonio tra il figlio Ercole III e Maria Teresa Cybo-Malaspina, è nata l’idea. Un’idea che la mente di Vandelli è riuscita a tradurre in realtà. Per costruire questa strada ha dovuto tener conto di diversi aspetti: territoriali e di confini geografici. Senza dimenticare la questione tecnica. Dall’Impero romano al 1700 nessuno aveva realizzato più delle Vie. Questa è la prima»

E Via Vandelli ha permesso anche di dare il “la” al mondo del commercio. Conferma?

«Certo. Non è stata costruita per permette ad Ercole di andare a morosa. Nemmeno per muovere l’esercito che comunque ha viaggiato, e parecchio, su quella strada. Via Vandelli è diventata strategica per il commercio. Talmente tanto che negli anni successivi anche gli altri “Stati” hanno dovuto trovare accordi con il Ducato o, quantomeno, creare delle strutture simili sul loro territorio».

C’è anche una Via Vandelli che parte da Sassuolo.

«Ed è originale, anche se più giovane, di quella che nasce davanti al Palazzo Ducale di Modena. Si tratta semplicemente di una “bretella”. Dal Palazzo Ducale di Sassuolo, non certo un caso, va a collegarsi con il tratto che possiamo chiamare principale».

Per chiudere ecco le istruzioni per l’uso.

«Ho ricostruito la reale Via Vandelli, ma sul mio sito potete trovare il tragitto più sicuro per le escursioni. La strada storica, in certi casi, non si può percorrere perché “coperta” da strade principali. Per questo, dopo anni di ricerche, ho studiato e poi percorso alcuni tratti alternativi, ma sempre fedeli». —

e.b.

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