Gazzetta di Modena

Modena

l’azienda meccanica di modena 

Omr, un lockdown contestato: ferie obbligate e niente “cassa”

Stefano Turcato

Nella sede locale lavorano 120 addetti e alcuni sarebbero in debito di giornate anche per il 2021. Cgil: «La cassa integrazione ritenuta non necessaria»

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Stefano Turcato

Il sindacato Cgil di Modena denuncia la singolare vicenda dell’azienda Omr di Modena, che fa parte del grande e ultracentenario Gruppo industriale Officine Meccaniche Rezzatesi con sede principale a Rezzato (Brescia) e stabilimenti in tutto il mondo. Il Gruppo Omr è produttore a livello globale di componenti e soluzioni integrate per l’automotive e ha oltre 100 anni di storia: oggi è specializzato nella componentistica per il settore automotive e si avvale delle capacità di oltre 3.200 persone che sono attive in 16 stabilimenti in 4 continenti.

Ora accade che i lavoratori di Omr Modena, circa 120, si ritrovano con una singolare interpretazione del lockdown dovuto al Covid: tutte le giornate di chiusura forzata vengono interpretate dall’azienda come ferie.

«La direzione - dice Cgil Modena - ha ritenuto che la cassa integrazione per Covid-19 non fosse necessaria e ha unilateralmente deciso di usare le ferie dei lavoratori (anche somministrati) per coprire il periodo di chiusura, forse per sciommiottare la mitica Ferrari, principale partner della Omr di Modena. I lavoratori, che attraverso il sindacato avevano presentato rimostranze per questa appropriazione delle loro ferie, hanno ricevuto una lettera dal proprietario, l’ingegner Bonometti che è noto anche per il suo impegno in Confindustria lombarda, nella quale scriveva queste testuali parole: “Abbiamo ritenuto di farvi beneficiare delle ferie di ognuno di voi per evitare di creare squilibri economici alle vostre famiglie ...Questo ci ha permesso di non intaccare lo stipendio base”. Diciamo - continua Cgil - che se Omr ha tanto a cuore la tenuta economica delle famiglie dei lavoratori e la salute e la sicurezza, perché non dare un beneficio con una totale copertura da parte dell’azienda delle giornate in sospensione (modello Ferrari), oppure con l’integrazione della parte persa con un contributo a carico dell’azienda? Il risultato è stato 28 giorni di chiusura totale a cui si andranno ad aggiungere i 15 giorni della chiusura di agosto e questo per una buona parte dei lavoratori si tradurrà in un debito di ferie superiore a quanto si maturerebbe in un anno».

Il sindacato ha tentato una mediazione che non ha avuto successo perchè ora è arrivata la risposta negativa.

L’azienda ieri sera ha diffuso una nota con la propria posizione: «Omr - dice - ha deciso, durante la chiusura resa necessaria dal Covid 19, di non ricorrere alla cassa integrazione ma di far fruire ai lavoratori le ferie spettanti per l’anno 2019 e non ancora godute, salvo un ricorso marginale alle ferie 2020. Questo, in sintesi, soprattutto per tre ragioni: la prima, per non ricorrere ai soldi dell’Inps e dei contribuenti, esistendo una possibile, valida alternativa; la seconda, per consentire ai lavoratori di non subire riduzioni di salario, che la cassa integrazione comporta; la terza, certamente di interesse aziendale, ma altrettanto certamente di interesse generale, per tutelare l’occupazione ed i posti di lavoro, con l’immediata ripresa del lavoro il più presto possibile, evitando la perdita dei clienti e tutelando così anche il sistema paese, secondo l’apporto che ciascuno può dare. La Rsu Fiom della Omr di Modena ha scelto una via diversa, quella dell’attacco frontale e brutale. L’azienda ha la serena consapevolezza di aver agito coniugando l’interesse aziendale con quello dei dipendenti. Omr, nei 100 anni di storia, non ha mai fatto ricorso alla cassa integrazione e ha cercato di non farlo neanche durante questa terribile pandemia, che ha devastato tanti e tanto».—



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