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Sempre più negozi che chiudono Grassi: «Serve un piano d’aiuti»

A.S.
Sempre più negozi che chiudono Grassi: «Serve un piano d’aiuti»

Il consigliere Lapam, tra i commercianti più conosciuti in città lancia un grido d’allarme per lo stato di crisi che travolge il settore 

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Si moltiplicano i negozi che chiudono in città. Complice il lockdown che si somma a una crisi dei consumi già in fase avanzata. «Il commercio al dettaglio è in una situazione talmente precaria che serve una presa di coscienza di associazioni ed istituzioni a livello centrale per evitare un irrimediabile crollo che porterebbe ancora di più alla chiusura di tanti negozi». A parlare così è Riccardo Grassi, titolare di due profumerie in città ma anche consigliere Lapam.«Senza voler aggiungere la ricaduta negativa del virus – continua – vorrei chiarire la situazione in cui ci si trova da oltre un anno, a livello di negozi tradizionali. Oltre ai pensieri errati dei cittadini sulla nostra categoria, oltre alla concorrenza di internet, ci sono fattori fiscali che ci stanno dissanguando e non è un caso che che proprio in centro a Sassuolo vi siano oltre una dozzina di negozi vuoti, dismessi da qualche mese».

Grassi accenna anche a qualche numero assoluto, come quello dei 200 mila negozi chiusi in Italia negli ultimi dieci anni, con altrettante famiglie senza reddito ed un numero superiore, comprendendo anche il personale, di individui da reinventarsi una occupazione. «Tutta gente senza nessun paracadute, senza nessun passo da parte del governo. Ci sono poi alcuni dati che impongono una riflessione più diretta. Siamo vittime sacrificali delle commissioni bancarie – aggiunge l’esponente di Lapam – che in città vanno dallo 0,6 all'1,5% per il solo noleggio del Pos. Per noi sono un salasso. Dove dobbiamo aggiungere queste ulteriori spese? Certamente sul prodotto, che così si alza di prezzo ed in questo modo aumenta la forbice con la grande distribuzione e la vendita on line. Un negozio medio che abbia 400 mila euro di volume d'affari ha 100 mila euro di iva e, con i pagamenti elettronici 4000 euro di spese solo per fare da esattori dell'imposta per conto dello Stato. I clienti non se ne rendono conto ma questa è un'ingiustizia bella e buona». Il consigliere Lapam plaude alla fatturazione elettronica diretta che, grazie all'ammodernamento delle tecnologie, ha reso più chiare e semplici le operazioni fiscali.

«Ma credo che oggi, per dare una mano alla nostra categoria, serva un maggior aiuto dalla politica, con sgravi reali rispetto a quanto fatto finora. Solo in questo modo si potrà bloccare l'emorragia di chiusure che anche nella nostra zona sono all'ordine del giorno. Sassuolo e il distretto ceramico così come il modenese sono una zona ancora viva rispetto ad altre in Italia ma che sta mostrando sempre di più segnali di sofferenza». — A.S.



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