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«Il dottore da remoto non potrà mai sostituire il vero ambulatorio È contro la nostra etica»

L.G.
«Il dottore da remoto non potrà mai sostituire il vero ambulatorio È contro la nostra etica»

Carlo Curatola è il segretario provinciale dell'Ordine dei medici «Lavoriamo sui fabbisogni dei pazienti e i rapporti con le istituzioni» 

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l’intervista

La telemedicina non sostituirà mai tecnicamente le visite in presenza del medico, ma rappresenta un valido supporto per migliorare il servizio. Lo pensa il dottor Carlo Curatola, segretario dell’Ordine dei medici di Modena.

Dottor Curatola, a che punto è il sistema modenese con lo sviluppo della medicina a distanza?

«In questi anni abbiamo fatto tanto sul fronte della telemedicina, e in particolare è stata appena istituita una commissione ad hoc, coordinata dal dottor Nicolino D’Autilia, vicepresidente dell’Ordine e già presidente della Conferenza Europea degli Ordini dei medici : una presenza autorevole, che ci sosterrà in un percorso per noi molto importante, forte della sua esperienza in ambito europeo».

Quali sono gli aspetti della telemedicina di oggi?

«I punti su cui lavorare sono tre: il primo è quello del cittadino e i suoi fabbisogni, a cui deve essere garantita una prestazione dallo standard molto elevato, creando un modello per questo tipo di prestazione che metta al centro la sua necessità, ovvero quella di essere curato . Poi c’è il rapporto con le istituzioni e le aziende sanitarie, che in questo momento stanno dando forte impulso allo sviluppo della telemedicina: abbiamo quindi la necessità di rendere valide queste tecniche, mettendo in campo una serie di strumenti da utilizzare per rendere “ufficiale” la prestazione, arricchendola di alcuni requisiti standard che devono essere sempre soddisfatti. E poi c’è la responsabilità professionale del medico, che ha bisogno di un modello di riferimento che assicuri la liceità dell’approccio, in modo da poter lavorare con la massima serenità».

La telemedicina potrà sostituire la visita del medico?

«No, anche perché la stessa deontologia medica si esprime negativamente su questo aspetto: il codice deontologico prevede esplicitamente che il medico, facendo uso di strumenti telematici, non possa sostituire la visita con queste tecniche. Piuttosto, gli strumenti della telemedicina possono essere un valido supporto, una metodica ancillare alla normale visita medica, da utilizzare soprattutto in uno scenario di emergenza come quello della pandemia da Covid-19».

Quali sono le condizioni affinché un paziente possa essere seguito a distanza?

«La prima è di una situazione d’emergenza, che in questo caso è stata di maxi-emergenza, in cui la possibilità di effettuare una televisita è molto importante. L’altra caratteristica è la conoscenza del paziente da parte del medico: se è il suo medico di famiglia oppure se è uno specialista che lo ha già visto tre o quattro volte, viene garantito quel rapporto di fiducia e di conoscenza della storia clinica che consente l’utilizzo degli strumenti della telemedicina, una prestazione che non sostituisce la visita in presenza, ma che potrà rappresentare un valido supporto e trovare applicazioni future anche nel monitoraggio delle patologie croniche». —



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