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Visite a distanza, boom col lockdown «La telemedicina è il nostro futuro»

Luca Gardinale
Visite a distanza, boom col lockdown «La telemedicina è il nostro futuro»

Un tavolo tra ospedali per coordinare in provincia monitoraggi clinici e i controlli a domicilio dei pazienti Covid o “fragili”

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Medicina digitale, un percorso iniziato già diversi anni fa che l’emergenza Covid-19 ha velocizzato per necessità, portando il sistema sanitario ad affinare le tecniche. Oggi la volontà è di mettere tutto a sistema, rendendolo omogeneo in tutta la rete provinciale e migliorando sempre più quella che probabilmente sarà una delle grandi risorse future.

Al centro c’è la telemedicina, una serie di tecniche mediche e informatiche che permettono la cura dei pazienti a distanza: una realtà sulla quale i modenesi sono sostanzialmente d’accordo, come conferma “Cambiare per ripartire -Modena nell’era Covid-19”, il sondaggio commissionato dalla Fondazione Del Monte, secondo il quale il 52% dei cittadini dice sì alle visite mediche e ai controlli in remoto. E proprio per migliorare le tecniche della telemedicina, è in fase di istituzione un tavolo di lavoro provinciale coordinato delle direzioni dell’Ausl, del Policlinico e dell’Ospedale di Sassuolo.

Un tavolo che ha riunito diverse figure professionali: «L’obiettivo - spiega Federica Casoni, componente del gruppo interaziendale sulla telemedicina e direttrice dell’ospedale di Vignola - è di rendere la telemedicina operativa e coordinata su tutto il territorio. Il percorso si è sviluppato negli anni passati, sulla base di quanto previsto dalla linee guida del 2012, mentre il periodo del lockdown ha dato forte impulso al processo, con un grande impegno dei professionisti modenesi sul fronte della telemedicina. Penso all’esigenza di seguire a domicilio i pazienti con Covid e al telemonitoraggio nelle residenze per anziani».

Ma ora quali saranno i compiti del tavolo provinciale? «Il nostro lavoro - riprende la dottoressa Casoni - sarà quello di mappare le esperienze che si sono sviluppate con l’emergenza, con l’obiettivo di metterle a sistema, rendendole omogenee su tutto il territorio. Questo sia nell’ottica di una possibile ripresa dei contagi in autunno, ma anche per migliorare il sistema per un futuro molto prossimo in cui sarà necessario promuovere la domiciliarità, soprattutto per i pazienti con fragilità».

Tornando alla fase del lockdown, il servizio ha previsto il telemonitoraggio dei principali parametri - frequenza cardiaca, parametri di saturazione - e le videochiamate medico-paziente. «Una cosa da sottolineare - aggiunge la dottoressa Casoni - è che la telemedicina non può sostituire la visita, ma rappresenta un servizio ulteriore che avvicina il paziente al professionista. Per questo, il tavolo lavorerà anche per migliorare la percezione di sicurezza e qualità dell’assistenza da parte del paziente nei confronti della telemedicina». Un processo che coinvolge anche i tecnici, come conferma Sonia Cecoli del servizio unico di Ingegneria clinica dell’Ausl e Policlinico: «Per avere la possibilità di gestire il paziente da remoto è fondamentale avere una tecnologia che garantisca la validità dell’atto medico. Il tavolo di lavoro interaziendale nasce proprio per sistematizzare i nuovi percorsi partiti da tempo e sviluppati ulteriormente durante l’emergenza: un percorso che prevede diversi strumenti, dalla videochiamata per controllare lo stato di salute del paziente alla televisita e al telemonitoraggio dei parametri principali».

Ovviamente con questi strumenti non è possibile fare controlli diagnostici. —

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