Gazzetta di Modena

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San Cesario si spegne «Adesso tocca ai nostri giovani rilanciare il paese»

Elena Pelloni

Dopo il lungo stop causato dal virus sta tornando la normalità e si punta sulle nuove leve per dare continuità ai vari esercizi 

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san cesario

Dal 2007, anno in cui la piazza di San Cesario ha subito un’importante opera di riqualificazione, l’aspetto del centro è cambiato molte volte. «Subito dopo i lavori di ristrutturazione la zona del centro era vissuta come vero cuore del paese, come il luogo di ritrovo per eccellenza e il punto di riferimento per la comunità», ha affermato Miria Manni, esercente dell’Erboristeria dell’Angolo.

Oggi, dopo tredici anni e a seguito dell’emergenza Covid, il volto del corso principale di San Cesario sembra essersi sopito. Camminando per Corso Libertà si notano molte saracinesche abbassate e una certa calma, dovuta anche ai ritmi vacanzieri di luglio.

«Dopo venticinque anni trascorsi a fare questo mestiere, entro la fine dell’anno andrò in pensione. Non cesserò definitivamente l’attività ma penso sia ora che i più giovani si facciano avanti per far ripartire questo paese», ha dichiarato Miria Manni. «A seguito della crisi economica del 2008 il mondo del commercio ha subito profondi mutamenti. Nel corso di questi ultimi dieci anni, abbiamo assistito a un modo totalmente nuovo di informarsi riguardo ai prodotti da acquistare: grazie a internet, i consumatori sono più informati e preparati. È come se il ruolo del commerciante avesse perso parte della sua importanza».

Questo spiega in parte anche la perdita di dinamicità dell’associazione “Botteghe del Borgo”, uno strumento attraverso il quale oltre quaranta esercenti di San Cesario hanno dato vita a una rete di commercianti, artigiani, imprenditori, agricoltori, aziende di servizi e intermediari. Negli anni, l’associazione ha dato vita a importanti eventi, quali per esempio la celebre “Pasteggiata”.

«Oltre agli eventi e alle iniziative - ha affermato Debora Marzocchi, proprietaria assieme a Fabio Maccaferri di FotoGrafica - sarebbe importante seguire gli esempi di alcuni comuni limitrofi, riqualificando le aree verdi del centro. Rinnovare alcune zone di San Cesario permetterebbe di rendere il cuore del paese attrattivo, sia per i consumatori sia per chi ha intenzione di avviare qui la propria attività. Noi abbiamo cercato di riadattare la nostra offerta commerciale alla particolarità del periodo vissuto durante e dopo il lockdown. In un esercizio commerciale molta parte la fa la capacità del negoziante di adattarsi. La fantasia è fondamentale per vincere i momenti di “bufera”».

Per questo, secondo Debora Marzocchi, sarebbe importante stringere ancor di più i legami già vivi tra Comune e commercianti. «Non ci siamo sentiti abbandonati - ha continuato - il sindaco, insieme alla giunta, ha saputo dimostrare presenza e vicinanza.».

Diverso è invece il punto di vista di chi ha lavorato in attività alimentari, rimaste aperte durante il lockdown. «Nonostante l’emergenza per noi il periodo di chiusura non ha portato scossoni economici. Anzi, abbiamo lavorato instancabilmente. Semmai è in questa prima metà di luglio che notiamo una diminuzione», così Linzarini Stefania, proprietaria del forno omonimo.

«Se proprio dobbiamo parlare di rallentamento, allora dobbiamo riferirci al periodo centrale del lockdown, durante il quale le persone uscivano raramente. Adesso qualcosa ricomincia a muoversi» così Ilaria Candini, dipendente della gastronomia di Barbara Tossani.

Ma oltre alle impressioni di chi, nonostante le difficoltà sta andando avanti, San Cesario ha assistito nell’ultimo anno al cessare di molte attività. Carrefour Express ha chiuso i battenti meno di un mese fa, dato che il proprietario, Atos Zagnoni, era ormai giunto all’età pensionabile. Per lo stesso motivo hanno chiuso, prima del Covid, anche l’unico negozio di scarpe e quello di abbigliamento femminile, sempre in centro. Poco tempo fa ha chiuso anche l’ottico .

«Sembra che i giovani abbiano paura di prendere in mano un’attività» ha scherzato il fornaio Giovanni Linzarini.

E chissà, forse è così. —



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