ACavezzo il commercio è sulle montagne russe: «La verità dopo l’estate»
Nel 2012 il terremoto, poi da un paio d’anni l’uscita dal tunnel Tre mesi di blocco, quindi la ripresa delle attività ma ora c’è una frenata
CAVEZZO
«Stavamo tornando alla normalità pre-terremoto poi è arrivata questa nuova emergenza e siamo tornati daccapo...Finito il lockdown c’è stata subito una ripresa. La gente entrava nei negozi, il centro era tornato vivace, però siamo di nuovo in fase down. Ribasso», è il pensiero comune dei commercianti di Cavezzo. La batosta subita nei mesi di lockdown ha vanificato il possibile rientro economico, l’uscita da un tunnel durato otto anni e in fondo al quale si inizia a intravedere la luice. «Sì stavamo iniziando a riprenderci dai danni che ha fatto il terremoto, ma il Covid-19 ci ha tagliato le gambe - conferma Nadia Cavicchioli, nel suo accogliente negozio di accessori -La gente fa ancora molta fatica ad uscire, malgrado qui a Cavezzo il centro sia quasi completamente ricostruito. A livello psicologico il virus sta influendo molto di più sull’umore delle persone di quanto non avesse fatto il terremoto. Questo malumore si vede soprattutto in chi possiede aziende con dipendenti. La speranza di tutti noi è che a settembre non arrivi questa possibile seconda ondata». Il fotografo Arrigo Barbieri, una istituzione in paese, analizza la crisi subita dal settore della fotografia con l’avvento della digitalizzazione sommando questo fenomeno alle due crisi subite negli ultimi anni: «Il settore fotografico è purtroppo in crisi da diversi anni, l’introduzione delle tecnologie digitali e la concorrenza online esentata dalle tasse hanno messo seriamente a repentaglio il nostro lavoro. Oggi le persone preferiscono tenere i loro ricordi sul monitor di un computer piuttosto che sulla carta. Inoltre con i nuovi smartphone tutti sono in grado di scattare fotografie, in questo panorama pochi vengono qui per farsi stampare le fotografie. Per tentare di risolvere questo problema a livello globale, il settore dei fotografi si deve reinventare vendendo altri servizi. Chiaro che a Cavezzo non è certo diverso...Se poi ci mettiamo che otto anni fa abbiamo avuto il sisma, con i centri storici feriti a morte.... Eppure stavamo iniziando a riprenderci quando il coronavirus è arrivato. A Cavezzo ormai non ci sono più artigiani, sono rimaste alcune aziende importanti, ma il commercio del centro è in forte difficoltà. L’Amministrazione comunale sta facendo quello che può organizzando iniziative in favore delle attività. Resistiamo ma non so per quanto....». L’esempio portato da Daniela Degasperi è significativo per capire il trend pre e post virus: «Ho aperto il mio negozio di calzature da tre anni, il primo l’ho passato fuori dal centro e infatti la clientela scarseggiava. Così ho deciso di trasferirmi nel centro storico ricostruito e la visibilità è cresciuta a vista d’occhio. Il Covid ha sicuramente dato una botta importante all’economia. Le prime settimane di riapertura sono andate bene, poi però il flusso di clientela si è attenuata sensibilmente. Non è facile tornare alla normalità dopo questi mesi inimmaginabili». Anche il salone di Nico Nadia aveva registrato un trend positivo nei mesi precedenti al Covid-19 e anche la ripresa post lockdown sembrava promettere bene: «Le persone però hanno ancora paura. Sono diffidenti. Timorose. Ora il calo può essere giustificabile, ma settembre sarà un banco di prova importantissimo per le sorti di noi commercianti. Il dopo estate chiarirà realmente la situazione economica». —
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