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Mercato in piazza tra polemiche e accoglienza festosa dei clienti

Gabriele Farina
Mercato in piazza tra polemiche e accoglienza festosa dei clienti

Gli ambulanti: «Le recinzioni non servono proprio a nulla Ripartire è però determinante anche se molto faticoso» 

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Sollievi e timori. Regole e polemiche. Il mercato bisettimanale in piazza Martiri racchiude animi discordanti. Animi che concordano sulla bontà della ripartenza, non sui modi. Le barriere all’ingresso che «non servono a niente» rappresentano un tasto dolente. Le mascherine fanno irritare tra clienti che «non sempre le indossano» e controlli rivolti agli esercenti. Così i ritrovati clienti leniscono le ferite del lockdown, acuite da decisioni non sempre comprensibili per chi vende prodotti al mercato.

«Le recinzioni non servono a niente, se non a dissociare gli utenti dal mercato», esordisce Marco Traldi. Ambulante da 45 anni, il confederato Anva elenca i problemi affrontati dalla riapertura. «I controlli delle forze dell’ordine vanno più che bene perché quanto conta è tenere le mascherine - concede Traldi - ma dovrebbero farli anche di sera quando c’è la movida». Lo storico ambulante avanza «l’impressione» che con le recinzioni all’esterno si sia voluto «fare in modo di stancare le persone e portarle fuori dal mercato». Una posizione ribadita dall’altra parte del mercato da Davide Varlese. «Soltanto per il fatto che siamo chiusi stiamo perdendo tanto» sottolinea Varlese. Tra fiori e prodotti fai da te per l’orto (che vanno per la maggiore), l’ambulante descrive «una ripartenza un po’ lenta».

Una ripartenza di cui comunque si avverte la linfa vitale dopo mesi di grigio lockdown. «Durante il lockdown siamo stati a casa, chiusi dentro ad aspettare che si ripartisse», prosegue l’ambulante dal pollice verde. Il sollievo è un tratto riscontrato anche nel banco di Katia Stefani. «Ricominciare è sicuramente importante - garantisce Stefani - ma si fa fatica perché tanta gente è senza soldi. Le persone hanno paura e stanno a casa». Così gli affari non vanno benissimo, «ma questo succedeva anche prima» ribadisce l’ambulante. Lei ha il gel igienizzante d'ordinanza e indossa una mascherina. Non tutti i clienti del mercato fanno lo stesso. «A volte fanno i controlli, a volte no», evidenzia Stefani. Due agenti della Polizia Locale supervisionano l’area verso le 11 e tornano un’oretta dopo. Accessi e uscite sono separati. Eppure, ci sono clienti che viaggiano nella direzione opposta.

La distanza fisica di un metro appare più come un principio di buon senso che una regola osservata alla lettera. Lo stesso per le mascherine. Alcune penzolano sui menti dei clienti. Altre proteggono i gomiti. Sono (numerose) eccezioni che non abbattono la fiducia dei clienti osservanti delle norme.

«Per la città è importante ritrovare il mercato - rimarca il giovane Alessio Luise - perché è un punto di ripartenza». Il carpigiano riscopre la bellezza di «vedere tanta gente in giro, tra cui tanti giovani». Ripercorre le prime fasi della pandemia, assicurando come «sembrava quasi infattibile riaprire un mese e mezzo fa». Una ripartenza apprezzata dalla ligure Pamela Gjoka. «Da noi sono ripartite anche le discoteche - riconosce Gjoka - ora speriamo di non ritornare nel lockdown a settembre». Alina Sofiuk si dice invece «tranquilla», apprezzando il fatto che la gran parte dei clienti «è rispettosa e mantiene le distanze». Così anche le barriere all’ingresso vanno bene «perché sono per la nostra tranquillità».

Sempre sul tema, come anticipato oggi il mercato contadino torna nella sede abituale dell'ex-foro boario: l'area infatti è rientrata nella disponibilità del Comune, che ne è proprietario, dato che l'Ausl ha cessato di utilizzarla per la sanificazione . —

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