Maxi deposito di liquami «Va fermato, troppi dubbi»
Il comitato di Cadignano contesta diversi elementi nell’iter autorizzativo «Abbiamo chiesto la sospensione anche per tutelare il Comune dai suoi errori»
LAMA
Non ci sta il comitato di cittadini di Cadignano a subire la realizzazione del deposito di contenimento liquami sorto nella più bella vallata verde di Lama: a metà di via Molino del Ruoto, a 300 metri circa dalla borgata de “La Villa”, con pregevoli fabbricati ristrutturati.
Già l’8 maggio i cittadini avevano firmato una lettera esposto. Nel frattempo la sacca è stata ultimata, e riempita. Non senza colpi di scena burocratici: l’Unione con l’ufficio Suap ha sancito che gli scavi sono stati eseguiti dall’azienda agricola Temax S.S. di Palagano “abusivamente” (così si legge in atto del 23 giugno) in zona sottoposta a vincolo idrogeologico. Rilasciando però contestualmente la sanatoria. Contro la quale i cittadini - il 14 luglio - tramite gli avvocati Cesare Baschieri ed Enrico Trenti hanno presentato istanza di annullamento in autotutela. Cioè per evitare all’ente conseguenze peggiori in ambito giudiziario. Il referente del gruppo è uno che sa il fatto suo: Francesco Mizzi, con alle spalle 5 anni di servizio al ministero dell’Interno e 40 per il Gruppo Fiat, di cui gli ultimi 20 quale vicepresidente e responsabile finanziario in Europa, Africa e Asia per il Gruppo Case New Holland, nonché responsabile finanziario delle attività internazionali dell’Iveco. Un po’ di legge e burocrazia ne sa, insomma, e porta forti elementi di dubbio.
«Intanto - spiega - c’è stata la mancata comunicazione di avvio del procedimento da parte del Comune (legge 241/1990), che ha risposto ai cittadini portatori di interesse solo il 22 maggio».
Poi il discorso “abusivo”: «Ad aprile la Temax con ruspe, escavatori e mezzi di trasporto ha demolito un fabbricato a Casa Braglia ed effettuato lo scavo per la sacca in via Molino. Non ci risulta che potesse avere una deroga al lockdown perché queste opere edilizie sono escluse dall’oggetto sociale della società agricola Temax S.S. Inoltre c’è il fattore idrogeologico: il tecnico dell’azienda inizialmente ha sostenuto che l’opera non necessitava di svincolo, per poi comunicare il 13 maggio al Suap che gli scavi avrebbero potuto essere più ampi, utilizzando un condizionale inopportuno perché a quella data l’opera era quasi finita. Con un movimento terra non di 260 ma di 860 metri cubi: per noi lo svincolo serviva eccome».
Il terreno è stato preso in affitto dall’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, «ma ci risulta - precisa Mizzi - che il contratto sia stato stipulato con Massimiliano Beneventi in qualità di persona fisica. La cessione del contratto alla società Temax in base agli articoli 1524 e 1624 del Codice Civile richiedeva il consenso del locatore, e non risulta che l’Istituto Diocesano l’abbia dato. Pensiamo che non l’avrebbe mai avallato, se avesse saputo delle conseguenze per i cittadini. Questo ci fa supporre che la Temax non avesse legittimo titolo edilizio per presentare la pratica».
Arriva anche la bacchettata al Comune, «che ha fatto il sopralluogo solo il 4 maggio per lavori che dovevano iniziare il 10 maggio e invece il 10 erano praticamente finiti».
Quanto alla sacca, si evidenzia come «non sia di Pvc come inizialmente detto, ma in elastomero, polimero che in determinate condizioni subisce alterazioni permanenti: temiamo il rischio collasso».
«Solo il 10 giugno è stata rilasciata una relazione idrogeologica - nota Mizzi - Nessuna indagine è stata condotta prima per valutare il rischio di inquinamento delle falde. Il 17 aprile dunque il Comune aveva rilasciato il suo nulla osta di conformità urbanistica senza. E questo per noi determina un insanabile vizio di istruttoria: anche quest’atto va annullato».
«La verifica tecnica dell’istanza è in corso» fa sapere il sindaco Pasini. —
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