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IL CASO 

Via Respighi sulle barricate «Quel palazzone va abbattuto»

Alfonso Scibona
Via Respighi sulle barricate «Quel palazzone va abbattuto»

I residenti contro il progetto di vendita ad un privato dell’edificio al civico 64 «È zona insalubre, intanto vengano a bonificare. E i soldi restino nel quartiere»

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È diventata una presa di posizione collettiva e condivisa da tutta la zona e non si escludono anche atti plateali per continuare ad attirare l’attenzione. C’è chi già pensa, infatti, ad occupare la strada ma per il momento si procederà con una altrettanto rumorosa e condivisa raccolta di forme. Il tema, molto sentito dagli abitanti, è la vendita del palazzone di via Respighi 64, che ha fatto seguito a quella del vicino palazzo del civico 75.

Si tratta di palazzi di proprietà comunale, che ospitano diversi appartamenti di edilizia popolare. Ma su quello al civico 64 i residenti avevano chiesto la demolizione e la relativa trasformazione dell’area in zona verde. Ed invece le sempre più insistenti voci di cessione ad un privato e la relativa ristrutturazione, hanno portato alcuni residenti, capitanati dal coordinatore Auser sassolese Maurizio Davolio, a chidere spiegazioni all’amministrazione comunale.

«Non ne voglio fare una battaglia personale - ha detto, tra l’altro, Davolio - però le risposte alle richieste di chiarimenti sono un dovere e un obbligo per chi governa. C’è anche una legge che prevede l’accessibilità agli atti del Comune da parte dei cittadini interessati alle vicende, io non voglio essere costretto ad andare a ripescare questa norma. Questa Giunta disse che avrebbe migliorato il rapporto con i cittadini ed invece, lo dico molto chiaramente, ha fallito e noi continueremo la nostra battaglia coinvolgendo i cittadini».

Davolio cerca di delineare la situazione. «A noi risulta che il palazzo sia già stato venduto - spiega - Insieme a Vincenzo Basolu tenevamo pulito qui intorno, quando abbiamo saputo che è diventato proprietà privata noi ci siamo ritirati e adesso è tutto pieno di erbacce. Questo è diventato il rifugio di famiglie intere di colombi con le conseguenti preoccupazioni sanitarie. Circola la voce che il Comune avrebbe dato disponibilità a riprendersi tutti gli appartamenti invenduti dal nuovo proprietario per farci edilizia sociale. Quanto ha incassato? È vero che l’invenduto se lo prenderà il Comune e che fine farà?».

La richiesta giunge forte e chiara in municipio. «Chiediamo che il sindaco mantenga la promessa - spiegano i residenti - Aveva annunciato l’intento di obbligare la nuova proprietà a pulire e a tenere in ordine: allora lo faccia. Chi l’ha acquistato venga a tagliare l’erba, la siepe, a fare potature e a cacciare i colombi. E semmai l’immobile dovesse essere ancora del Comune, allora vengano i dipendenti municipale a riportare un po’ di decoro».

Ma le richieste allargano lo sguardo anche su altre emergenze della zona, il “serpentone” fatto di case popolari. «Il quartiere è già abbastanza affollato - aggiunge Annalisa Pecoraro - quindi far arrivare altra gente ad occupare i civici 75e 64 per noi che gestiamo un po’ la quiete della zona diventa un po’ più difficile. Ribadiamo la volontà della demolizione, ma se il Comune dovesse vendere allora usi parte di quei soldi per abbellire la zona.

«La segnaletica stradale non si vede più a causa delle piante - ribadisce un’altra residente, Debora Galliera - Serve fare una cosa un po’ più ordinata, perché di ordine qua non ne vedo neanche un po’. Il sindaco deve rendersi conto che da soli non ce la facciamo».

«Apprezzo moltissimo il lavoro che fanno i residenti e fa Davolio - aggiunge Vittorio Moretti, responsabile dell’associazione che gestisce il vicino parco “Albero d'Oro” - Sono d’accordo con lui su tante scelte. Vorrei puntualizzare che non è logico fare una battaglia solo per via Respighi, sarebbe più utili lavorare ad un progetto che coinvolga tutto il quartiere». —



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