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L’estate si tinge di rosso: per il pomodoro è boom di domanda e di lavorazione

Gianluca Pedrazzi
L’estate si tinge di rosso: per il pomodoro è boom di domanda e di lavorazione

A Ravarino lo stabilimento di Conserve Italia ha quadruplicato la produzione di passate e conserve bio. Cento stagionali

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Cento stagionali assunti per la campagna dell’estate che si tinge di rosso. Rosso come il pomodoro che inizia ad essere raccolto e lavorato in questi giorni nelle campagne della Bassa e portato nello stabilimento di Ravarino del gigante Conserve Italia che, nel Modenese, associa Italfrutta San Felice e la ravarinese San Rocco. Rosso come l’esplosione di domanda di conserve e passate di pomodoro “frutto” dell’emergenza Covid. «Mai una campagna di raccolta e lavorazione è stata tanto attesa - commenta Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia, il consorzio cooperativo leader nel settore della trasformazione alimentare, che associa 14mila produttori sparsi per l’Italia, lavora 600mila tonnellate di frutta, pomodoro e vegetali in 12 stabilimenti, ha ricavi consolidati per 900 milioni di euro ed è presente nel mercato del pomodoro con i marchi Cirio, Valfrutta, Jolly Colombani e Pomodorissimo Santa Rosa - Durante il lockdown c’è stato un vero e proprio boom di richiesta di passate e conserve di pomodoro. E per far fronte a questo fenomeno, sia in Italia che in Europa, siamo stati costretti ad utilizzare quasi tutte le nostre giacenze di magazzino. Anche le vendite dei derivati del pomodoro, pur se lontane dai picchi di marzo e aprile in pieno emergenza Covid, continuano a registrare trend positivi. Siamo già partiti col ritiro e la lavorazione del nuovo prodotto, che arriva da oltre 5.100 ettari dei nostri soci produttori e per questo abbiamo assunto 1.170 lavoratori stagionali in tutt’Italia. Solo a Ravarino, dove abbiamo uno stabilimento all’avanguardia, sono un centinaio...».

Il territorio modenese ha storicamente sempre avuto un’importanza fondamentale per Conserve Italia e tra i consorzi di coop ortofrutticole che nel 1976 hanno fondato il gruppo, figurava il Copar di Ravarino, poi diventato Covalpa con l’acquisizione del marchio Mon Jardin.

«Lo stabilimento ravarinese è un punto di eccellenza del Gruppo per la lavorazione di pomodoro, ceci e legumi, con una capacità produttiva di 75mila tonnellate di materia prima l’anno. Qui - prosegue Gardini - diamo lavoro a 270 persone tra dipendenti fissi e stagionali (un centnaio quelli assunti per la campagna del pomodoro), ai quali si aggiungono una quindicina di addetti di aziende esterne impegnati stabilmente. Generiamo un impatto economico nel territorio che solo per gli stipendi si aggira attorno ai 5 milioni di euro all’anno».

Ma ci sono anche altre caratteristiche e altri numeri a dare un senso e un valore allo stabilimento di Conserve nella Bassa. «Da sei anni abbiamo deciso di puntare su Ravarino per pomodoro e legumi biologici, concentrandone solo qui la produzione- aggiunge Pier Paolo Rosetti, direttore generale - Gli investimenti? Mezzo milioni per potenziare le linee, tanto che il pomodoro bio è quadruplicato, da 3mila a 12mila tonnellate, spinto dalla domanda dei mercati internazionali, in particolare dal Centro e Nord Europa dove viene commercializzato con il marchio Cirio, mentre per l’Italia abbiamo lanciato la gamma Valfrutta Bio. Quest’anno a Ravarino lavoreremo circa 15mila tonnellate di biologico, un +30% rispetto al 2019 quando il maltempo influì sulla campagna...».

Ma c’è dell’altro. Lo scorso anno Conserve ha investito su Ravarino 7 milioni per la nuova linea produttiva per polpe e passate di pomodoro in Tetra Recart, estesa su 3mila mq e con una potenzialità di 55 milioni di pezzi all’anno. Con un’attenzione massima all’impatto ambientale. Un esempio? Il risparmio idrico è del 90% rispetto ai sistemi di lavorazione tradizionali. —

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