Modena Giordana e l'omicidio del fratello «Non sono assassina, dovevo difendermi»
Giordana Guidi: «Per me Gabriele non è mai stato un fratello. Se non avessi agito sparando, non sarei qui a parlare»
MODENA «Non sono un’assassina come mi hanno descritto. Dovevo difendermi, sono stata costretta a farlo. Lo dirò fino alla morte».
Con questa parole Giordana Guidi ha condensato anni di sofferenza e dolore prima, durante e dopo l’uccisione di Gabriele, il fratello-padrone che ha freddato con trenta colpi di pistola nel primo pomeriggio del 21 dicembre 2012. Riconosciuta colpevole di omicidio volontario, anche se con attenuanti, Giordana ha scontato la sua pena ed è libera. Ha ripreso a lavorare nell’azienda agricola di famiglia in stradello Ponte di Ferro, abita nella casa coi fratelli e ha iniziato un percorso personale di volontariato. Lo ha raccontato ieri in una videointervista a Trc. È stata la prima uscita pubblica della modenese dal giorno del delitto.
«È dura: ho passato l’inferno sulla terra. Continuo a soffrire - ha raccontato davanti alla telecamera - ho accettato la condanna ma mi sono difesa da una persona che purtroppo non c’è più e sono stanca di continuare a passare per un mostro. Il punto è che non mi posso pentire di aver difeso la mia vita. Purtroppo con me non è mai stato un fratello». Giordana racconta anche che oggi ha iniziato un suo percorso di volontariato che l’ha portata a collaborare con il Centro Soccorso Animali di Modena. Un percorso che sta vivendo come una rinascita.
Da quanto ha spiegato all’emittente tv modenese, Giordana ancora oggi riconosce che il suo rapporto col fratello Gabriele, 36 anni, era estremamente negativo se non impossibile. Era un rapporto fatto di minacce e botte, di prevaricazione. Giordana non l’ha mai accettato ma non ne ha mai neanche voluto parlare fuori dalla cerchia di famiglia, dove tutti, fratelli compresi, sapevano cosa stava succedendo.
Quando ha sparato trenta colpi con la sua pistola, in altre parole due interi caricatori, verso l’inguine del fratello uccidendolo ha preso un punto di fuga in una strada senza uscita. Così è stato detto anche in tribunale tanto che al processo col rito abbreviato, oltre allo sconto di un terzo della pena complessiva, ha ottenuto le attenuanti arrivando a una pena di dieci anni e otto mesi, ulteriormente ridotta in appello a nove anni e quattro mesi.
In tutta la fase successiva, tra interrogatori, carcere e processi, Giordana non ha mai parlato. Ha sempre affidato le sue ragioni al suo difensore, l’avvocato Giampaolo Ronsisvalle.
Ha scontato sette anni in carcere e alla fine, per il suo comportamento irreprensibile e per il suo impegno verso il reinserimento, ha ottenuto dal magistrato di sorveglianza prima l’affidamento in prova - ha lavorato nell’azienda agricola coi fratelli - e infine la libertà anticipata. La sua vita è così ripresa là dove è stata interrotta dal delitto e oggi continua sempre nella famiglia. La sofferenza per l’accaduto, come si coglie dalle sue parole, non è passata. —
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