Hussein, nato a Beirut «Ho un cugino disperso dopo l’esplosione»
«Ho un parente che risulta ancora disperso, dopo l’esplosione. Sapere che il cuore del Libano con i suoi luoghi più belli non esiste più perché spazzato via da quel boato impressionante è una ferita immensa».
Ha il cuore a pezzi Hussein Hawils, nato a Beirut, residente a Sidone, a una quarantina di chilometri dalla capitale libanese, fino all’età adulta e poi trasferitosi in Italia, prima a Bologna, dove ha conseguito il diploma in Ottica e optometria, poi a Carpi, dov’è titolare del bar Dorando in piazza Martiri.
«Mio cugino lavora al porto e non si trovano sue tracce, un altro mio parente è rimasto ferito: si trovava in autostrada, sulla sua macchina, quando è accaduto il peggio - continua Hussein - Quando c’è stata l’esplosione l’auto si è rovesciata. Per fortuna, non ha riportato ferite particolarmente gravi».
«Fa male sapere che sarà molto difficile rialzarsi, stavolta - continua - La guerra cui il Libano è abituata ha provocato dolore e disperazione, ma dopo quanto accaduto l’altro giorno, tutti noi libanesi abbiamo la consapevolezza che nulla sarà più come prima. C’è qualcosa di diverso, che ci inquieta ancor più profondamente».
Hussein punta il dito contro le responsabilità dei politici. «Quei container carichi di 2750 tonnellate di nitrito di ammonio sono lì dal 2014: perché nessuno ha mai fatto o detto nulla? Perché si è dovuto attender che morissero delle persone per arrestare le autorità portuali ritenute responsabili? - continua il barista - Io non so darmi pace. E dubito che sia soltanto un caso, questa tragedia. Proprio in questi giorni, infatti, siamo alla vigilia del verdetto sulla morte dell’ex premier... Il messaggio è molto chiaro, anche se, chiaramente, non ho le prove per affermarlo con certezza».
Nonostante viva in Italia da 40 anni, Hussein ha il suo cuore a Beirut. «La zona più bella della capitale non esiste più, ormai - dice - Hanno piegato non soltanto la città, ma l’intero Libano. Ed è stato fatto con responsabilità precise: perché, infatti, quei container sono stati conservati lì, vicino al porto, in una zona strategica per l’economia della città e del Paese? Non so darmi pace finché non ci sarà risposta». —
S.A.
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