Gli amici di Padre Sebastiano salvano il “suo” Centro servizi
Un gruppo di aziende sassolesi ha donato decine di migliaia di euro alla struttura Superato il difficile periodo legato al virus si può guardare con serenità al futuro
PAVULLO
Padre Sebastiano continua ad essere nel cuore di tanti. Quanto sia ancora forte il legame col vulcanico frate cappuccino, e la sua opera, lo testimonia la mobilitazione per la sua creatura prediletta, il Centro servizi per la terza età “Francesco e Chiara” di Pavullo. Struttura pesantemente segnata nei mesi scorsi dal Covid, che ha richiesto ingenti sforzi, anche economici. Ma la solidarietà non si è fatta attendere. Ora che quella pagina buia è archiviata, la direzione rende nota la dinamica di una mobilitazione da decine e decine di migliaia di euro in donazioni, che sono state preziosissime: «Gli amici sassolesi di padre Sebastiano e nostri - sottolinea in una nota - dopo aver contribuito alla realizzazione del Centro “Francesco e Chiara”, assieme ad alcune aziende di Pavullo, non hanno fatto mancare il loro sostegno in suo soccorso, risultato fondamentale per salvaguardare la funzionalità della struttura colpita dal Covid-19. La Panariagroup , l’Atlas Concorde, la Mirage, il Gruppo System e la famiglia di Cristina e Luciano Sirotti hanno fatto una donazione molto consistente alla struttura, consentendole di superare una situazione molto delicata e preoccupante sotto il profilo economico e finanziario, dovuta ai minori ricavi e ai maggiori costi gestionali causati dal virus. A tutti loro va la stima nostra e dei frati cappuccini, e l’eterna gratitudine anche del personale e degli ospiti anziani». Mobilitazione dunque soprattutto da Sassuolo, dove padre Sebastiano ha lasciato un segno indelebile col mitico Ricreatorio San Francesco. Da oltre due mesi “Francesco e Chiara” non presenta più casi positivi, sia tra gli operatori che tra gli ospiti, grazie alla professionalità e alla dedizione messe in campo dal personale e alla collaborazione assicurata dal Distretto sanitario locale nell’arginare il contagio. «Parecchi familiari dei nostri ospiti colpiti dal Covid hanno riservato testimonianze commoventi a favore degli operatori, messi a dura prova dalla mole di lavoro moltiplicata - sottolinea l’amministratore Rino Bellori - riconoscendo il costante impegno e il calore umano nell'accudire i loro cari espresso con grande passione e senso di abnegazione. Un grande grazie pertanto anche a loro, accompagnato dal senso di dolore verso i familiari dei cari ospiti anziani che purtroppo non ce l’hanno fatta».
«Il personale che opera con stipendi contenuti nelle strutture socio-sanitarie - osserva - ha lavorato e lavora in frontiera ogni giorno con il timore di infettarsi e di portare il virus a casa propria: meriterebbe sia una maggiore considerazione dai mass media, sia riconoscimenti economici da parte delle istituzioni, alla pari dei sanitari ospedalieri giustamente elogiati a tutti i livelli». A partire da metà luglio la struttura, come tutte le altre, ha riaperto agli ingressi ad eccezione del Centro Diurno (anche questo comporta una perdita a livello di entrate), osservando le indicazioni e disposizioni stringenti diramate da Regione e Ausl. «Questa tragica esperienza comune a tante case per anziani fa emergere la necessità che siano adottate dalle istituzioni preposte indispensabili misure economiche e di revisione del sistema per rinsaldare e rinvigorire un settore che era in sofferenza prima del Covid, per svariati motivi, e del quale ci sarà bisogno, comunque la si pensi, anche in futuro» fa notare Bellori, sottolineando l’impegno a garantire alla struttura «un solido e roseo futuro». —
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