Gazzetta di Modena

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La Regione riapre le porte dello sport Sì al pubblico negli stadi e nei palazzi

Giovanni Balugani
La Regione riapre le porte dello sport Sì al pubblico negli stadi e nei palazzi

Nuova ordinanza: massimo 1000 persone all’aperto, 200 al chiuso. Deroghe per le capienze solo per eventi nazionali

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L’Emilia Romagna, prima regione in Italia, riapre lo sport al pubblico. Con cautela e numeri contenuti, ma si tratta di una svolta in ambito nazionale, una decisione che potrebbe anche tracciare la linea per il resto del Paese.

L’ordinanza firmata da Stefano Bonaccini prevede regole ben precise a partire dai numeri. Agli eventi sportivi che si terranno in impianti all’aperto potranno assistere al massimo mille spettatori, in quelli al chiuso duecento: deroghe saranno concesse solo per eventi che hanno valenza nazionale o internazionale.

Quelle citate sono le capienze massime, ma nelle linee guida la Regione chiarisce che «per ogni impianto gli organizzatori dovranno valutare il numero massimo di spettatori ammissibili in base alla capienza degli spazi individuati tenuto conto della necessità di assicurare le misure di distanziamento interpersonale, nel rispetto delle indicazioni della normativa vigente». Insomma in un campetto da calcio di provincia di certo non si potrà entrare in mille.



Altro vincolo saranno i posti a sedere, poiché la Regione impone che la partecipazione del pubblico è consentita solo «nei settori degli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare posti a sedere da assegnare ai singoli spettatori per l’intera durata dell’evento». Inoltre gli organizzatori dovranno provvedere, un po’ come avviene nei locali pubblici, a segnalare percorsi separati per l’entrata e l’uscita e in generale a evitare ogni sorta di assembramento. Per questo si dovranno promuovere le tecnologie digitali per la prenotazione dei posti e la vendita dei biglietti.



Al chiuso sarà obbligatorio indossare sempre le mascherine (anche i bambini), mentre all’aperto si potranno togliere solo nel momento in cui si prenderà posto a sedere. Sulle sedute regole ferree. All’aperto si potranno occupare i seggiolini rispettando il metro di distanza tra uno spettatore e l’altro, sia lateralmente sia frontalmente. Per gli eventi al chiuso la misura sale a due metri. La Regione sottolinea che «il distanziamento non vale per le persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette alla norma». Ad esempio i conviventi potranno sedere uno accanto all’altro. Pare di difficile realizzazione l’idea suggerita dalla Regione: «Vi è la possibilità di ridurre il distanziamento in presenza di divisori di plexiglass, anche rimovibili, da installare tra un nucleo di spettatori e un altro».



La Regione, tuttavia, non taglia le gambe agli sport professionistici, compresa la Formula Uno che lo ricordiamo sbarcherà a Imola il 1° novembre. Per questo saranno concesse «deroghe al numero massimo di spettatori» in caso di eventi di interesse nazionale e internazionale «che si svolgano in impianti di consistenti dimensioni». Tradotto: negli stadi e nei grandi palazzi dello sport si potrà aumentare il numero di spettatori. Ma come? Sarà un lavoro duro per le società sportive, poiché la richiesta di deroga dovrà «essere presentata alla Regione allegando un progetto operativo che descriva in maniera dettagliata come l’organizzatore intenda applicare le misure di sicurezza nello specifico contesto in relazione al maggior numero di spettatori presenti».

Ad esempio se il Modena vorrà portare più di mille spettatori al Braglia per le partite dei canarini dovrà far pervenire un prospetto alla Regione in cui specifica come far entrare il pubblico per evitare assembramenti e in che seggiolini intenderà farli sedere. Idem per Modena Volley al PalaPanini, per il Sassuolo al Mapei di Reggio e per il Carpi al Cabassi.

L’ennesimo passo che Bonaccini compie verso la normalità dopo l’emergenza Coronavirus. E se non è normale gioire per un gol o applaudire una schiacciata, cos’altro lo è? —



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