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Mai così poche imprese in Emilia Romagna Moda e ceramica le più colpite a Modena

Giovanni Medici
Mai così poche imprese in Emilia Romagna Moda e ceramica le più colpite a Modena

A livello regionale si scende sotto quota 400mila. In provincia perse 559 aziende. «Ma il d-day arriverà a inizio 2021»

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Mai così poche imprese attive in Emilia Romagna: a fine giugno erano scese sotto quota 400 mila (398.315 per la precisione), 2.911 in meno (-0,7%) rispetto allo stesso periodo del 2019. È quanto emerge dall’analisi di Unioncamere regionale sui dati del Registro imprese delle Camere di commercio.

E a Modena? I numeri diffusi pochi giorni fa da via Ganaceto indicano che le imprese iscritte a fine giugno in provincia erano 64.426, lo 0,9% in meno rispetto ad un anno fa, -559 in valore assoluto. Se in regione la riduzione maggiore è stata fatta segnare dalle imprese del commercio e dell’agricoltura, nel modenese sono state invece le aziende operanti nei settori della moda e della ceramica a mostrare invece i cali più alti, attorno al 4% in dodici mesi. Sono aumentate in un anno le imprese chimiche (+2,5%), quelle operanti nell’informazione e comunicazione (+1,5%) e nell’alimentare (+1,2%). In aumento pure le imprese con titolari stranieri (+2,2%), in diminuzione invece quelle femminili (-0,7%), artigiane (-1,4%), giovanili e cooperative (con un calo di oltre il 3%).

Le aziende attive al 30 giugno scorso nel commercio, nella meccanica e nell’agricoltura erano il 2% in meno mentre risultavano stabili quelle operanti nei settori commercio e ristorazione, così come nei servizi a imprese e persone e nelle costruzioni. Il lockdown ha avuto conseguenze importanti anche sulla movimentazione delle imprese: le iscrizioni alla Camera di Commercio di nuove aziende nel secondo trimestre dell’anno sono calate a Modena del 49,9% rispetto al primo trimestre e le cessazioni non d’ufficio sono scese addirittura del 75,3%.

Il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Molinari ha ribadito che «gli effetti negativi della pandemia richiederanno tempo per manifestarsi compiutamente. Ora è l’incertezza che domina tra gli imprenditori e blocca gli investimenti. Se ci fosse un nuovo lockdown – ha spiegato - saremmo morti come l’Europa, non possiamo permettercelo».

E mentre c’è chi fa gli Stati generali in ville sontuose per capire di cosa ha bisogno il paese, ha sottolineato ancora Molinari, «qui sono le associazioni di categoria che ci dicono cosa succede e si stanziano fondi camerali per iniziative vere e lo sviluppo futuro».

I dati della Camera di Commercio mostrano però (ma il confronto è relativo in questo caso tra il 31 marzo 2020 e la stessa data del 2019) che il Covid-19 non ha ancora fatto diminuire la forza lavoro: anzi, in provincia di Modena i dipendenti delle imprese a fine marzo risultavano 299.136, lo 0,4% in più, 1.081 in termini assoluti. Molto indicativo per calcolare gli effetti futuri del lockdown sulla nostra economia sembra essere il numero delle ore di Cassa Integrazione Guadagni effettuate nel periodo gennaio-maggio 2020: 22,4 milioni, addirittura il 2.318% in più dello stesso periodo del 2019. Secondo il direttore dell’ente camerale modenese, Stefano Bellei, l’autunno non sarà il momento per chiarire gli sviluppi della congiuntura: «Se a giugno non abbiamo notato grandi movimenti nel Registro delle imprese la resa dei conti ci sarà probabilmente dal punto di vista giuridico-societario all’inizio del 2021».

In base a uno scenario elaborato pochi giorni fa da Unioncamere Emilia-Romagna le imprese modenesi in deficit di liquidità sono il 28,8% e sarebbero necessari per coprire i costi di queste aziende ben 895 milioni di euro. Mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe salire dal 6,1% del 2020 all’8,1% del 2021. —



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