Viola, la “lucciola” che ha lottato per tenere il suo bimbo nel ventre rifacendosi una vita
Le vicissitudini di una nigeriana obbligata a prostituirsi in Italia Rifiuta l’aborto, scappa dai protettori e trova aiuto in una comunità
la storia / 2
Viola ha 20 anni, viene dalla Nigeria e si trova in Italia da ormai 3 anni.
È arrivata nel nostro Paese con la promessa di un lavoro come cameriera, ma una volta giunta a destinazione si è trovata di fronte a un incubo: schiava del mercato della prostituzione.
Viola ha cercato di ribellarsi, ma è stata più volte picchiata, minacciata e costretta al silenzio dai suoi sfruttatori.
Un giorno però Viola ha scoperto di essere rimasta incinta di uno dei suoi clienti.
Nonostante l’orrore che stava vivendo, il pensiero di una piccola creatura che stava crescendo dentro di lei l’ha riempita di speranza, e le ha dato nuovamente energia.
Da subito Viola ha sentito di volere bene a quel piccolo miracolo che aveva dentro di sé, e ha giurato a sé stessa di proteggerlo a ogni costo.
I suoi aguzzini volevano obbligarla ad abortire ma lei si è rifiutata con determinazione. Per questo è stata nuovamente picchiata con forza.
Insulti e colpi per annullarla, cancellare la sua identità.
Un corpo senza nome che deve obbedire al volere di chi l’ha comprata e pensa di possederla, come una schiava.
Viola però ha deciso di alzare la testa e di lottare per sé stessa.
«Io non sono di proprietà di nessuno: né io né il bimbo o la bimba che porto in grembo», pensava Viola in quei momenti.
Così Viola, appena le si è presentata l’occasione, è scappata in cerca di un aiuto.
Le assistenti sociali che si sono occupate di lei l’hanno collocata prima in una comunità, e poi successivamente l’hanno spostata nuovamente.
Questo perché, nei casi di donne che fuggono dallo sfruttamento della prostituzione, è fondamentale che gli sfruttatori non possano cercarle e trovarle per portarle indietro e continuare a farle soffrire.
Per questo, generalmente, le ragazze e le donne da proteggere vengono collocate in strutture distanti dalla città da cui scappano, e vengono successivamente spostate per rendere impossibile la loro localizzazione, evitando così che possano essere rintracciate da chi la ha rese schiave sulla strada.
Viola ha dimostrato fin da subito una grandissima forza di volontà, e si è impegnata al massimo per cercare di superare il terribile periodo che ha precedentemente vissuto.
Durante il periodo di accoglienza Viola ha iniziato il suo percorso di assistenza e ha partorito la sua bambina.
Questo momento ha segnato per lei un punto di svolta fondamentale nella sua vita : la nascita della sua piccola le ha dato lo slancio e la motivazione per continuare a costruire un nuovo futuro nel nostro Paese.
Viola ha imparato l’italiano, è diventata autonoma e a poco a poco ha iniziato a vivere come una qualsiasi altra neo mamma, felice della nascita della sua piccola.
Quando la bambina è diventata abbastanza grande per andare al nido, Viola è riuscita anche a trovare un lavoro per iniziare a provvedere a sé stessa e alla piccola.
Viola oggi continua a vivere in Italia, lavora e si impegna per crescere la sua bambina con amore e attenzione.
Il percorso di assistenza in cui è stata inserita, e le diverse strutture in cui ha trovato successivamente accoglienza, le hanno dato la serenità e la tranquillità per poter superare gli orrori vissuti.
Viola ora può guardare al suo futuro nel nostro Paese con la stessa speranza con cui aveva lasciato la Nigeria… ma ha in più la ricchezza di avere con sé la sua bambina da poter abbracciare sempre, e la sua libertà. —
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