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L’INTERVISTA 

«Riorganizzeremo l’Unione con l’aiuto di un super esperto»

Mattia Cocchi
«Riorganizzeremo l’Unione con l’aiuto di un super esperto»

Lisa Luppi, sindaco di Cavezzo è al timone dell’Ucman dopo l’uscita di Mirandola «Stiamo definendo il Bilancio per capire come sostenere i servizi ai cittadini»

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Al timone dell’Unione Area Nord nel momento più difficile. All’emergenza Covid e alle sue ricadute sul piano sociale ed economico per tutto il territorio adesso si aggiunge anche il testimone lasciato in modo polemico da Alberto Greco, il sindaco che sta portando Mirandola fuori dall’Ucman.

È un’estate caldissima per Lisa Luppi, sindaco di Cavezzo e come vicepresidente dell’Unione nuova guida degli otto Comuni, dopo il passo d’addio di Greco dalla presidenza.

Luppi, qual è oggi la situazione dell’Unione e come cambia la sua struttura con il divorzio di Mirandola?

«L’uscita di Mirandola è un fatto importante perché è il comune capo distretto e quello con più abitanti. La decisione dimostra una politica di isolamento da parte dei suoi amministratori e questa situazione causa una ricaduta negativa per tutti i nove comuni. In una parola: per tutta la Bassa. L’Unione però sopravvive e anzi va rilanciata. Come vicepresidente ho momentaneamente preso in mano il ruolo di presidente che è appartenuto al sindaco Greco fino ad una settimana fa e insieme agli altri colleghi dei diversi Comuni abbiamo come obiettivo la riorganizzazione e il rilancio dell’Unione. Ci sono tanti temi importanti da affrontare. Senza dimenticare che siamo ancora alle prese con la ricostruzione post sisma ma pur sempre di emergenza, e in una più generale situazione di crisi sanitaria legata alla pandemia. I prossimi mesi saranno difficili sul piano delle ricadute economiche nel territorio».

Quali sono i prossimi passi per rimettere ordine nell’Ucman?

«Ci stiamo dotando di un esperto per la riorganizzazione. Entro 10-15 giorni avremo definito la procedura per la sua individuazione. Stiamo già lavorando sul bilancio per avere a settembre le prime previsioni. Dovremo capire nel tempo la sostenibilità dei servizi. Un grande tema è quello del personale: si tratta di capire come riorganizzarlo per offrire servizi ottimali al cittadino. Quella che abbiamo è un’occasione straordinaria per riorganizzare un ente che conta più di 200 dipendenti».

Un messaggio ai dipendenti?

«Il loro lavoro non è in discussione. Sulla base delle convenzioni e di un accordo tra le parti che dovremo assumere ci sarà una definizione di chi lavorerà in Unione e chi tornerà a lavorare per il Comune di Mirandola. In questo percorso dovranno essere coinvolte anche le parti sindacali».

A livello burocratico, come procede e per quando è prevista realmente l’uscita di Mirandola?

«Il 1 gennaio 2021 è prevista l’uscita del Comune, in realtà la questione è più complessa. Inizialmente i servizi conferiti erano pochi, ma negli ultimi anni sono aumentati considerevolmente. Sei mesi sono molto pochi per fare tutto il lavoro. Bisogna riorganizzare servizio per servizio in base a quanti dipendenti resteranno e quanti rientreranno a Mirandola. Si cercherà di trovare un accordo tra le parti».

Come cambia la forza dell’Unione senza Mirandola?

«Dividersi non è mai una cosa buona perché è importante rimanere uniti per raggiungere obiettivi importanti a livello territoriale, pensiamo solo ai temi della sanità e della viabilità. La prospettiva è un ente a 8 comuni che non vuole perdere il valore aggiunto dell’Unione, che continuerà a dare pare dignità e servizi a tutti i cittadini che ne fanno parte». —

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