Croce Rossa: «Fragilità e povertà sono in aumento nel sassolese»
Il presidente Venturelli: «Lo abbiamo toccato con mano facendo i servizi» «E non sono solo immigrati». «305 volontari ma c’è bisogno di giovani»
Oltre 354mila chilometri percorsi in un anno al servizio della comunità. È uno dei dati che emerge dal bilancio sociale 2019 che il comitato di Sassuolo della Croce Rossa Italiana ha stilato in questi giorni una volta superata la fase più acuta dell'emergenza Covid. Il documento doveva essere presentato nei primi mesi del 2020 poi l'agenda è stata completamente rivoluzionata. Il dato comprende i 91.200 chilometri percorsi per servizi sanitari e 262.860 per i trasporti con utilità sociale. Il presidente del comitato, Carlo Alberto Venturelli, ha colto l'occasione per fare un punto sull'attività della Cri sassolese dopo un periodo così difficile.
Qual è lo stato di salute attuale della Cri?
«Abbiamo 305 volontari e sei dipendenti. Per il corso di formazione dedicato ai nuovi entrati siamo riusciti ad andare avanti con percorsi a distanza, riuscendo a concluderlo in pieno periodo Covid e il risultato è che queste persone sono potute entrare come effettivi. Durante l'emergenza hanno potuto sostenere l'esame online e fatto tirocinio nella fase calante della pandemia, affiancati dai nostri tutor».
Cosa ha fatto emergere questa emergenza nel Comprensorio?
«Un aumento della fragilità e della povertà. In questi mesi siamo andati da mille famiglie, notando un'ulteriore vulnerabilità del territorio. Noi non ci sostituiamo ai servizi sociali, ma completiamo quello che gli altri non riescono a concludere da soli. Nel periodo Covid con tre linee telefoniche attive non si riusciva a stare dietro alle chiamate. Abbiamo messo in atto 1378 servizi nel periodo Covid più duro: dal 12 marzo al 1 maggio anche 50 al giorno. C'erano circa tredici volontari e quattro mezzi in giro per otto ore giorno per ogni necessità, dalla spesa ai farmaci».
Ci sono persone che si sono avvicinate all'associazionismo in questo periodo particolare?
«Oltre a tanti aiuti economici e di materiali, ci sono state anche ben 103 richieste in due mesi per fare volontariato temporaneo. Nel periodo dell'emergenza infatti la Croce Rossa aveva concesso la possibilità ai cittadini di poter svolgere azioni di volontariato a progetto. Alla fine, su 103 domande, abbiamo attivato 39 progetti. Di queste persone molte sono interessate a proseguire e si sono fidelizzate, un bel segnale anche per il futuro della nostra attività».
C'è molto ricambio nella base dei volontari?
«A oggi è più facile che smetta un giovane che la persona più anziana. Capita infatti che durante un percorso di studi chi aveva iniziato è poi costretto a fermarsi. Croce Rossa prevede un minimo di 25 servizi in dodici mesi, il percorso è duro e deve passare almeno un anno di formazione prima che si monti su una ambulanza. Va poi detto che avendo in atto moltissimi progetti, tra cui il Distretto di Strada e il Distretto Donne, di fronte a troppe possibilità c'è chi desiste o è disorientato».
Come vi muovete adesso?
«A dicembre avevamo fatto un questionario interno per capire le esigenze interne. Erano emerse criticità nel sociale, c'era bisogno di avere più formazione e strumenti. Per questo abbiamo messo in campo nuove attività di approfondimento con un ciclo di incontri specifico». —
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