Amedeo, da Varese per la processione
Tanta gente a San Michele: «Il momento storico unisce» Ritorna in paese anche chi vi trascorreva le estati da bimbo
Come ogni anno e dimostrando tanta voglia di reagire alle restrizioni del Covid, a San Michele dei Mucchietti si è svolta la processione, arrivata all’edizione 165. Al contrario di quanto avvenuto a Carpi, dopo gli organizzatori hanno scelto di sospendere - come ai tempi di guerra - la processione dell’Assunta, l’Unità pastorale “Madonna del Carmelo”, guidata dal parroco don Marco Ferrari che ha anche presieduto alla celebrazione, ha invece scelto di non arrendersi.
«La processione penitenziale a piedi scalzi e con in mano una candela accesa - hanno detto gli organizzatori - si svolge dal 1855 il 15 agosto, quando il colera fece le sue prime vittime. Nel mese di agosto a San Michele morirono 32 persone. Allora il parroco di quel periodo don Antonio Pensieri organizzò una solenne processione penitenziale in onore della Santa Vergine. Il 5 settembre si fece una seconda funzione dopo la quale, il colera cessò. Le processioni si sono svolte regolarmente dal 1855 al 1868. Poi dal 1869 al 1882 il governo vietò queste funzioni religiose che poi furono riprese nel 1883. Dal 1883 ad oggi queste processioni non furono mai più interrotte neanche durante i periodi bellici».
Quest’anno l’intera celebrazione, in base alle misure anti-Covid, si è svolta all’aperto nel rispetto dei protocolli, mantenendo il necessario distanziamento e con la mascherina. Il rosario è stato recitato alle ore 6 di fronte all’oratorio della Madonna di Loreto, cui è seguito la processione con la statua della Madonna e prima della celebrazione della messa.
«Partecipo alla processione da 50 anni - ha detto Beppe Debbia - Ci venivo anche quando abitavo a Fiorano e Prignano e ora che vivo a San Michele diventa ancora più semplice. Mi piace questa iniziativa perché rappresenta una tradizione da conservare e tramandare alle nuove generazioni».
«Anche io - fa eco Gianna Candeli - partecipo a questa processione da qualche anno. Mi sembra che stavolta sia stata più sentita rispetto al recente passato, forse a causa di quello che stiamo vivendo».
«Vengo a San Michele - ha aggiunto Romano Casolari - da quando avevo 12 anni. Ora ne ho 82 e per sole due volte non ho avuto la possibilità di partecipare alla celebrazione. Ero di San Michele, ma da 40 anni abito a Castellerano. Mi piace partecipare alla processione perché é una tradizione dalla quale sono stati influenzati anche i miei nipoti e pronipoti».
Alla funzione religiosa non partecipano infatti soltanto i fedeli di San Michele, ma anche quelli delle zone limitrofe e di altre regioni. «Abito a Formigine - ha aggiunto Carla Ferrari - ma i miei genitori sono di San Michele. Partecipo alla processione perché sono una credente e per questo non mi dispiace alzarmi alle 5 di mattina».
«Abito a Varese - ha concluso Amedeo Pollini - e sono stato a San Michele da bambino. Sono 50 anni che non vedevo questo paese e dopo tanti anni ho deciso di partecipare alla processione facendo tappa a Modena e alzandomi presto al mattino. Mi piace la celebrazione perché è una tradizione che ricordavo con affetto e spero di tornarci». —
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