La bolletta elettrica spegne le imprese «Per energia e tasse salassi insostenibili»
Costi maggiori anche del 30% rispetto alla media europea «Le micro e le piccole aziende sono le più penalizzate»
Bollette e tasse sull’energia penalizzano le piccole e medie imprese. Lo segnalano all’unisono Cna e Lapam di Modena. I dati diffusi dall’Osservatorio Energia dell’Ufficio Studi di Cna mostrano in particolare come le bollette nazionali per questa tipologia di azienda nel 2019 siano state più alte del 36% rispetto alla media europea e come le piccole e medie imprese siano ulteriormente penalizzate rispetto alle aziende di dimensioni maggiori dal fatto che su di loro grava ben l’88% delle spese di rete.
Cna, analizzando dati relativi al 2019, evidenzia in particolare poi come le imprese italiane abbiano sopportato non solo un costo dell’energia elettrica superiore del 36% rispetto alla media dei partner comunitari, ma che questa percentuale sia di ben 20 punti maggiore rispetto al 2018, quando questo differenziale era pari al 17%. «Nella media comunitaria il rincaro della bolletta 2019 è stato di appena l’1%, mentre in Italia ha sfiorato il 20%. Si tratta di un evidente svantaggio competitivo che va a sommarsi agli oneri impropri generati da fisco, costo del lavoro e burocrazia. Il confronto con il resto dell’Europa diventa impietoso prendendo a riferimento la classe di consumo fino a 20 MW/h dove si concentrano artigiani e microimprese. Per queste ultime – afferma Cna – l’energia elettrica costa il 54,3% in più rispetto alla media dell’UE e in appena un anno il prezzo per KW/h è schizzato in alto del 35,8% (da 22,6 a 31,1 centesimi) mentre la media europea ha mostrato un incremento solo del 6, 7%».
Artigiani e microimprese non solo rispetto alle imprese di maggiori dimensioni pagano prezzi più alti su tutte le componenti della bolletta elettrica (energia, rete di distribuzione, oneri e imposte) ma devono pure sopportare – dice ancora Cna – una bolletta mal strutturata. Basti pensare che le voci rete di distribuzione e oneri e imposte pesano per oltre il 50% del prezzo finale. A titolo di esempio, le microimprese pagano la componente energia 11,1 centesimi, il 38,7% in più delle imprese cosiddette energivore (che hanno consumi tra 75mila e 150mila MW/h) mentre l’onere per la rete di distribuzione è sette volte più elevato rispetto alle grandi aziende. La struttura fortemente sbilanciata della bolletta significa che artigiani e microimprese sostengono oltre un terzo degli oneri generali di sistema (15 miliardi nel 2019) pur in presenza di consumi contenuti. «Se si volessero davvero fare degli interventi a sostegno delle piccole imprese – chiosa Claudio Medici, presidente provinciale di Cna – basterebbe cominciare a rendere più equa la bolletta energetica. Ma tra il dire e il fare, in politica, in mezzo c’è la volontà. Che spesso manca».
Anche Lapam dal canto suo mette in evidenza quanto incida il costo dell’energia per le piccole imprese modenesi. «Il tessuto imprenditoriale italiano – dice Gilberto Luppi, presidente Lapam Confartigianato – è penalizzato da un contesto che comprime la capacità delle imprese di creare valore e fa ristagnare la produttività. I dati ci dicono che le piccole imprese manifatturiere pagano tasse sull’energia più alte di circa il 30% rispetto ai concorrenti europei. Un aggravio di costi insostenibili, a maggior ragione in questo momento. La competitività delle imprese, oltre che da un gap sul fronte dei servizi pubblici a fronte di imposte alte, è penalizzata anche da una maggiore tassazione sugli acquisti energetici, e tale divario è particolarmente pesante per le micro e piccole imprese della manifattura, un asse portante del’made in Italy’e del nostro tessuto economico».
La tassazione energetica nel nostro paese, rileva ancora Lapam, supera del 46,4% la media Ue, con un prelievo che in Italia arriva a 398 euro per tonnellata equivalente di petrolio, il più elevato di tutta l’Unione. La comparazione internazionale della struttura dei prezzi dell’energia utilizzata dalle imprese evidenzia infine un ampio differenziale fiscale a svantaggio delle micro e piccole imprese italiane. In base ai dati Istat, si stima che il prelievo fiscale sugli acquisti energetici sia infatti mediamente superiore del 29.3% rispetto alla media dell’Eurozona. —
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