La passione di Raffaele «Quel plastico della Festa che racconta la storia»
Da quando ha cinque anni ricostruisce e studia le ambientazioni «Avrei voluto vedere quella del 1990, l’ultima del Pci: fu immensa»
maranello
Un rito che si ripete ogni anno, da più di vent’anni: quella di Raffaele Caterino, giovane maranellese classe 1991, è una passione molto particolare. Sì, perché Raffaele, tutti gli anni, realizza con le proprie mani, nel salotto di casa sua, un plastico in scala della Festa de l’Unità in programma a Modena.
«Il primo modellino - racconta - l’ho realizzato nel 1996, quando avevo cinque anni, usando le costruzioni. Quando vedevo qualcosa che mi colpiva, mi divertiva riprodurlo nella mia cameretta».
Un primo, rudimentale, plastico dunque: ma è dal ’99 che, la passione del giovane, è diventata sistematica. Non più costruzioni, ma carta, cartoncini colorati, bastoncini da spiedino per i pali, plastica per la copertura dei ristoranti, cartoncini ondulati per rendere l’effetto delle lamiere, nastri adesivi e colla: è così che, Raffaele, ricrea la Festa tra le mura di casa.
Il pacchetto è completo: c’è una base, che è sempre la stessa, e poi ci sono i ristoranti, l’area commerciale, lo spazio dibattiti, il palco per i concerti, i pannelli per le mostre. E quindi, sono le fasi di realizzazione del plastico a scandire l’anno di Caterino: «Verso la fine dell’inverno - spiega - inizio a mettere a posto la base. È un po’ come se riasfaltassi. Collaborando con Ponte Alto, spesso riesco a vedere i lavori in atto, quindi metto giù le prime strutture. I lavori, poi, si intensificano con l’estate».
L’inaugurazione del plastico coincide con quella della Festa; allo stesso modo, l’ultimo giorno della festa è anche quello in cui, Raffaele, inizia a smontare tutto. Dietro la passione del giovane maranellese ci sono anni di ricerche: «Utilizzo le piantine delle feste, foto e progetti per ricreare tutto in modo fedele. Nel 2010 ho iniziato a fare una ricerca sull’archivio storico di tutti gli eventi, partendo dal ’46». Uno studio meticoloso, dunque; tanto che, Caterino, ha deciso di sfruttare le sue ricerche, partite per semplice passione, per la stesura della sua tesi di laurea in istituzione politica del mondo contemporaneo: «Nello specifico - aggiunge - ho preso in analisi le Feste dagli anni ’80 al 2007, periodo in cui sono cambiati tre partiti».
Attraverso i plastici di Raffaele, comunque, è possibile seguire i cambiamenti della Festa de l’Unità nel corso degli anni: «Le prime - prosegue Raffaele - occupavano una superficie maggiore ed erano più fitte, mentre ora alcune aree non vengono utilizzate e, in generale, sono più “ristrette”». E aggiunge: «A volte abbondo, lasciando ad esempio gli ingressi scenografici di una volta, che, ora, sono trascurati». Infatti, spiega il giovane studioso, un tempo, dietro l’ingresso alla Festa, si celava un significato quasi filosofico, un passaggio dal mondo esterno a una sorta di città alternativa, un’area utilizzabile a 360 gradi nell’arco della giornata. «Il pensiero che stava dietro la progettazione - dice - è andato perduto, oggi le feste, soprattutto per fattori economici, si ripetono tutte uguali».
La Festa preferita di Raffaele? Quella del ’90, l’ultima festa nazionale del Pci, che si è tenuta proprio a Modena: «Non ero ancora nato - conclude - ma secondo me, dal punto di vista architettonico e organizzativo è stata la più bella. Era enorme e occupava una superficie di oltre 300mila metri quadri». —
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