Il patto tra famiglie «Accogliamo i bimbi quando le mamme hanno bisogno»
Le esperienze di Patrizia, Marco e Cristina: «Ci piace aiutare Anche nel lockdown abbiamo ospitato, si diventa amici»
Bambini da tenere due giorni a settimana per permettere alla mamma di poter lavorare di sera. Oppure di poter fare la scorta d’acqua a un’altra che con tre bimbi piccoli non può permettersi un’auto per fare la spesa. Sono questi i piccoli semi di speranza, di resistenza umana e di cooperazione che animano il progetto di Reti di Famiglie, promosso dall’Associazione Venite alla Festa, che nei Comuni dell’Unione delle Terre d’Argine, e in quelli del Distretto Ceramico ha attivato una cinquantina di famiglie, capaci di scavalare il confine dell’isolamento e si sono rese disponibili per dare una mano a chi ha bisogno.
Nella terra e con lo spirito di don Zeno Saltini, opera una sorta di mutuo aiuto che oggi rappresenta uno dei simboli dell’assistenza sociale, fatta da famiglie per altre famiglie, mamme con figli ma senza marito, compagno e neanche genitori. Non è Nomadelfia, ovviamente, ma c’è anche la collaborazione con Regione, enti locali e servizi sociali. Si tratta sempre di situazioni che nulla hanno a che fare con affidi o adozioni: i bimbi restano sempre e comunque con le famiglie di origine, la cooperazione è solo in caso di necessità. Ecco due casi esemplari di Carpi.
«A 42 anni, sposati da dieci anni con due figli, abbiamo capito che non ci bastava più rinchiuderci nella dimensione della nostra famiglia - raccontano Cristina Bonzanini, consulente informatico e Marco Chiossi, ingegnere meccanico - Ci hanno proposto di conoscere una mamma con una figlia che non poteva permettersi di pagare una baby sitter due sere a settimana quando è fuori per lavoro a fare le pulizie a Modena. Lei è italiana e vive sola con la figlia, con un lavoro in una cooperativa. Con i turni del mattino non ci sono problemi, ma quelle due sere a settimana erano un macigno perchè non ha la famiglia, i nonni a cui affidare la piccola. Visto che ha la stessa età del nostro figlio grande siamo stati ben felici di ospitarla, nei pomeriggi e nelle sere in cui deve uscire; la madre finisce alle 21 e poi torna a prenderla. La prova del fuoco è stata durante il blocco del Covid. La bambina, che ha dieci anni, è rimasta con noi le mattine a fare scuola a distanza con il computer dei nostri figli e io ho fornito tutta l’assistenza di cui ero capace. Lo stesso vale per la sua mamma; siamo diventati amici, le abbiamo dato una mano a sia per i sussidi con il reddito Isee che per il bonus per i centri estivi. Molte volte accade proprio che chi diritti ai sussidi non ne è a conoscenza e non può usarli».
«Ero rimasta sola dopo la scomparsa di mio marito anni fa - racconta Patrizia, 61 anni, medico - Così ho pensato di poter dare una mano a chi ne aveva bisogno e ho avvicinato Rete di Famiglie. Mi hanno chiesto di aiutare una volta alla settimana una giovane mamma sola, di 29 anni, con tre bambini molto piccoli. Non sapevo se sarei stata all’altezza ma poi, conoscendola, siamo diventate amiche. Da una volta a settimana ci siamo riviste e anche durante il lockdown siamo rimaste in contatto. Io pensavo che la mezza giornata a settimana le fosse necessaria per accudire alle sue necessità pratiche ma ho scoperto una donna molto sensibile, che parlava bene italiano e che aveva bisogno di sfogarsi, di parlare. La sua Lituania rimane sullo sfondo, pensa a tutto per crescere i tre bambini a Carpi; uno di loro ha dei problemi di salute e ha un piccolo sussidio. Per il resto sono stati attivati i canali per farle avere ciò di cui ha diritto come assistenza sociale. Io non sento la fatica dell’aiuto. Problemi? Mi è dispiaciuto non poterle stare vicino durante il Covid ma eravamo al telefono tutti i giorni, almeno con piccoli messaggi». —
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