Bene le esportazioni agroalimentari Anche il Lambrusco esce dal lockdown
Per il presidente Biondi luci e ombre nei mercati oltreoceano «Male in Centro America, situazioni diverse negli Usa»
Volano le esportazioni dei distretti agroalimentari italiani. Dopo aver messo a segno nel 2019 vendite per oltre 19 miliardi di euro (in aumento del 4,4% sull'anno precedente), nel primo trimestre del 2020 questo trend si è accentuato toccando i 5,1 miliardi, il miglior periodo invernale di sempre, con una crescita del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2019.
È quanto emerge dal Monitor di luglio 2020 sui distretti agroalimentari dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo. La filiera dei vini mantiene il primato delle esportazioni nei primi tre mesi dell’anno, con oltre 1,3 miliardi di euro (+6,1% tendenziale), mentre la filiera della pasta e dei dolci è quella che realizza il maggior contributo alla crescita, con un incremento del 27,6% rispetto allo stesso periodo del 2019.
L'impatto del Covid e del lockdown sulle vendite del Lambrusco e sul settore vitivinicolo modenese ha mostrato nei mesi scorsi situazioni differenziate: se nella grande distribuzione organizzata il Lambrusco si è confermato al vertice delle vendite anche durante la pandemia per ciò che riguarda invece ristoranti, pizzerie, alberghi, catering (chiusi in tutto il mondo per diverso tempo) le vendite del vino si sono quasi azzerate, così come per l’ingrosso. Adesso però le cose si stanno riequilibrando: lo conferma Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena e del Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi: «I dati nazionali rispecchiano quelli del Lambrusco – spiega – che può contare su proposte diversificate, Rosato e Classico. L’export presenta luci ed ombre: male ad esempio sta andando il Centro America mentre in Usa da Stato a Stato ci sono situazioni diverse e dunque possibilità diverse per i nostri prodotti. E in Italia ad esempio durante il lockdown hanno ripreso piede le vendite dei bottiglioni di Lambrusco da un litro e mezzo, da tempo in calo».
Il Consorzio non ha potuto celebrare quest’anno i 50 anni delle Doc di Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro e Lambrusco Salamino di Santa Croce. Ma ci si rifarà nel 2021, in coincidenza con i 60 anni dalla nascita del sodalizio. «Prosegue comunque come deliberato a giugno – conclude Biondi - il percorso di fusione tra il Consorzio reggiano e quello modenese, e in autunno sottoporremo la decisione alle assemblee dei soci».
Ricordiamo che nel 2019 la nostra provincia ha esportato prodotti agroalimentari per un miliardo e 330 milioni di euro, come ha evidenziato l’annuale Rapporto di settore frutto del lavoro comune di Regione e Unioncamere presentato un mese fa. L'export è andato bene (6,8 miliardi di euro, +4,7%) e nonostante le guerre sui dazi e la Brexit questo è cresciuto di un punto in più del dato nazionale, portando ad un saldo positivo di oltre 200 milioni della bilancia commerciale regionale. È un valore che rappresenta oltre il 10% dell'export complessivo da Piacenza a Rimini ed è pari al 16% dell'intero export agroalimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell'Emilia-Romagna per l'intero sistema nazionale.
Le produzioni esportate nell'80% dei casi sono state destinate ai 28 paesi dell’Unione europea. La Germania si è confermata l’anno scorso il principale mercato di esportazione per le nostre eccellenze regionali, con una quota del 17,4%, seguita da Francia (14,1%), Stati Uniti (8%) e Regno Unito (7,4%). —
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