Rientra dalla Spagna e non gli fannno il tampone
Il 25enne carpigiano Francesco Cavazzoli in attesa di essere contattato dall'Ausl
È rientrato dalla Spagna lunedì, ma non gli hanno ancora fatto il tampone, nonostante stesse tornando da uno dei Paesi maggiormente sotto i riflettori in tema Coronavirus. Il carpigiano di 25 anni Francesco Cavazzoli lancia un appello per preservare la salute delle persone più deboli, dal momento che, al suo rientro dalla penisola iberica sono trascorsi quattro giorni, ma non è ancora stato sottoposto alla misura di prevenzione prevista contro il diffondersi del virus.
“Sono andato a trovare mio fratello, che lavora e studia in Spagna, sono atterrato a Malaga per poi arrivare a Granada – spiega Francesco – Ho viaggiato insieme a due amici e mi sono trattenuto lì per una settimana. Al ritorno non abbiamo trovato alcun controllo, nostro malgrado e nonostante tutte le precauzioni che ci erano state indicate. Non ci hanno provato la temperatura, né ci sono state poste domande su luogo di provenienza. Siamo stati lasciati andare via alla cieca dall’aeroporto di Malpensa, a Milano.
Avremmo potuto andare dovunque”. Francesco e i suoi amici hanno compilato diligentemente l’autocertificazione prevista per il viaggio. “Si tratta di un modulo con l’aeroporto di partenza e quello di arrivo. Eravamo gli unici ad averlo presentato e non ci è stato richiesto – continua il giovane – Una volta ritornati, abbiamo preso il pullman imboccando la via di casa”. Francesco si è messo in isolamento volontario, per precauzione.
“Al ritorno ho provato a contattare il numero dell’Ausl, ma non sempre c’è qualcuno disponibile– aggiunge il giovane - Mi è sembrato strano che non ci fosse un servizio attivo 24 ore su 24 nel corso di una pandemia mondiale. C’è sostanziale differenza tra come il problema viene gestito in Spagna, dove la mascherina si usa sempre. Lì, non appena si abbassa un attimo la gente ti guarda male”. Nel frattempo, dopo il rientro, l’Ausl ha contattato uno degli amici di Francesco che ha presentato la richiesta lo stesso giorno del 25enne.
“Io, a mia volta, ho provato a chiamare l’Ausl per sollecitare il tampone, ma mi hanno detto di essere subissati dalle chiamate – sottolinea Cavazzoli – Poi ci metti mezz’ora, 40 minuti, soltanto per mettersi in fila e riuscire a parlare con qualcuno. Assurdo che a Modena, Emilia Romagna, una regione presa a modello per la sanità, succedano queste cose. Lo dovrebbero fare subito il tampone perché se per caso sei asintomatico, non c’è l’obbligo di quarantena in casa, e potresti contagiare qualcuno. Non è vero che ai giovani l’argomento non interessa. In più dispiace anche che a Carpi, oltre 70mila abitanti, non ci sia più un drive through dove fanno il tampone”.
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