Gli aiuti a Chernobyl devono fare i conti con virus e politica «Ma non molliamo»
L’associazione opera nelle zone calde della Bielorussia «I nostri viaggi sono stati rinviati, continuiamo a distanza»
Daniele Dei/ MARANELLO
La paura che l’incertezza possa frenare i progetti di cooperazione internazionale ormai consolidati. Nel Comprensorio delle Ceramiche c’è chi ogni giorno ascolta con apprensione le notizie che arrivano dalla Bielorussia e si tiene in contatto diretto con i propri referenti nel Paese, dopo le tensioni legate alla rielezione del presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. A Maranello ha sede l’Associazione Chernobyl la quale unisce le famiglie della cittadina, di Fiorano e di Formigine che da 25 anni sono attive per aiutare la popolazione del sud della Bielorussia, l’area più colpita dal disastro nucleare del 1986 di cui ancora le giovani generazioni risentono fortemente in termini di salute e condizioni di vita. L’associazione, che era partita ospitando gruppi di bambini in Italia per alcune settimane in modo da farli vivere in un ambiente decontaminato, si è evoluta nell’ultimo decennio avviando anche dei progetti in loco. «Siamo operativi nella provincia di Brahin - spiega il presidente Paolo Fontana - dove collaboriamo con il dipartimento per l’istruzione e ci avvaliamo di persone del posto, in particolar modo dell’associazione Help di Minsk. Siamo presenti per sostenere i percorsi di studio dei bambini provenienti dall’orfanotrofio e dalle famiglie meno abbienti». Tali azioni vengono svolte con il supporto economico delle donazioni raccolta nel comprensorio e grazie anche a un finanziamento ottenuto nel 2018 dalla Regione. «La preoccupazione che percepiamo - prosegue Fontana - è che non si capisca che piega possa prendere quello che ha seguito le elezioni del 9 agosto. Ci sono stati giorni in cui non potevamo avere contatti via web perché Internet era stato oscurato e le comunicazioni telefoniche sono state difficili. Adesso riusciamo a sentirci meglio. I nostri contatti a Minsk e nella regione di Gomel ci aggiornano sulle criticità. Noi confidiamo che si trovi una risoluzione pacifica, abbiamo bisogno di interlocutori certi e stabilità, anche per riprendere tutta una serie di azioni saltate per via del Covid. Va detto che nelle zone rurali, rispetto a Minsk, il clima di tensione si percepisce meno almeno a livello di proteste di piazza». La delegazione dell’Associazione Chernobyl di Maranello, Fiorano, Formigine si reca due volte l’anno in Bielorussia. «Ad aprile il viaggio era saltato per il Coronavirus dovevamo tornarci a novembre ma la situazione non si sta mettendo bene. A distanza qualcosa facciamo, ma non potendo andare è tutto più complicato. Avevamo già 22 famiglie pronte a luglio per ospitare i ragazzi, poi abbiamo rimandato a settembre e infine al 2021 perché dal Ministero non c’è stata autorizzazione». Da quanto l’associazione ha iniziato le attività, circa 250 famiglie della zona hanno ospitato bambini bielorussi in estate nelle loro abitazioni. —
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