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Salgono le vendite del “re dei formaggi” In Italia +6,1% boom all’estero +11,9

Giovanni Medici
Salgono le vendite del “re dei formaggi” In Italia +6,1% boom all’estero +11,9

«Nonostante il lockdown il mercato ci ha premiato»  La Germania resta tra i principali mercati. Male l’Australia

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La pandemia non ferma il Parmigiano Reggiano. Tra gennaio e giugno – spiega un'analisi del Consorzio omonimo e del Centro Ricerche Produzioni Animali – l’aumento delle vendite in Italia, rispetto allo stesso periodo del 2019, è stato infatti del 6,1%; ma anche l'export è andato molto bene, sia in Europa (con i Paesi Bassi ad avanzare del 31,6%, il Belgio del 31,3%, la Germania del 16%, il Regno Unito del 15,2%) che fuori: il Canada ad esempio le vendite hanno fatto segnare una crescita del 153,9%, l'Area del Golfo del 50%, la Cina del 37,2% e la Norvegia del 35,8%.

Se in Italia l'incremento complessivo delle vendite del “re dei formaggi” è stato pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32.000 del primo semestre 2019) all'estero questo incremento è stato quasi del doppio, l'11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono state infatti oltre 27.000 le tonnellate di prodotto uscite dai confini italiani. Il primo mercato estero per il Parmigiano Reggiano è la Germania (con una quota del 19,6% sul totale dell’export), seguita da Francia (19,5%), Usa (18,2%), Regno Unito (13,5%) e Canada (5%). L'Europa è cresciuta complessivamente del 12,5% con performance negative di Grecia (-14,6%) e Austria (-13,3%) e, fuori dall'Unione Europea, di Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e USA (-1,6%), flessioni queste legate principalmente alle incertezze dovute alla diffusione del Coronavirus. Quanto al formato preferito dai consumatori all'estero, questi hanno acquistato per lo più confezioni di “porzionati” e grattugiati (che crescono rispettivamente del 14,7% e del 14,2%), mentre le forme intere hanno registrato una flessione pari al 5,9%.

Il futuro del Parmigiano Reggiano pur condizionato dalle vicende internazionali mostra segnali di tenuta e riscossa. «Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato - osserva Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano - I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve la collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all'estero». Bertinelli ricorda che il Consorzio acquisterà dai suoi caseifici fino a 320.000 forme (160.000 prodotte nell'ultimo quadrimestre 2019 e altrettante nel primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato e i prezzi. «Le forme - conclude – saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Il Parmigiano Reggiano ha ottenuto ottime performance in termini di vendite, ma sta anche soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi ed una conseguente riduzione della remuneratività per le aziende».

Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015, ma la novità «è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma ridurrà ulteriormente le quote di produzione stabilite per il triennio a venire», conclude Bertinelli. Se si prendono a riferimento i listini del 2019 si stima che la riduzione del prezzo all’origine sia stata circa del 40%. Il tutto in un contesto di aumento della produzione: il Bilancio 2019 nel Consorzio ha infatti evidenziato un incremento di questa dell’1,47% rispetto al 2018 e ha chiuso l’anno scorso con 3.754.193 forme prodotte contro le 3.699.695 dell’anno precedente.

Nel 2019 gli investimenti in marketing e comunicazione hanno invece raggiunto i 25,5 milioni di euro. —

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