Rovereto, sagra divisa in due La lettera: «Si rovina la festa»
la polemica
«La sagra di Rovereto dell’ultima settimana di agosto avrebbe dovuto rimanere una sola e non essere divisa in due. È sempre stata la festa del paese, ispirata a San Luigi, con iniziative culturali e ricreative, con i fuochi d’artificio, attrazione che emozionava migliaia di persone. Quest’anno causa Covid non si possono fare i fuochi ma la sagra doveva e deve rimanere unica». Alcuni fedeli di Rovereto hanno denunciato con una lettera il proprio malumore per la divisione in due della sagra di paese che, per tradizione, si tiene a fine agosto. La volontà, infatti, è quella di mettere in piedi due eventi: uno a fine estate e uno per San Luigi, in giugno, più incentrato sugli eventi religiosi. «Con questa decisione si distrugge il lavoro di tantissimi anni: è un errore enorme - continuano i fedeli - La festa di un paese serve a unire, ad aumentare la solidarietà, come sosteneva don Ivan, morto nel 2012 per le scosse di terremoto».
Il parroco di Rovereto, don Andrea Zuarri, premette che non era più proponibile organizzare una sagra come negli anni passati. «L’anno scorso l’evento ha richiamato tra le 5 e le 6mila persone a Rovereto - dice il religioso - Non ci sono più spazi adatti a contenere eventi di quel tipo. Ci sono due cantieri adiacenti alla Statale, la piazza è chiusa dall’anno scorso, c’è la chiesa provvisoria. La giostra non avremmo saputo dove metterla. È da un anno e mezzo che si ragiona sul fare due eventi distinti. Presa consapevolezza che gli spazi non saranno più gli stessi, si è detto: o dimezziamo la festa, oppure la istituiamo in due diversi momenti».
Il Comune, contemporaneamente, ha creato un’area feste dietro il campo sportivo. «La parte più cultural- religiosa l’abbiamo spostata a giugno -aggiunge don Andrea - Abbiamo l’intenzione di dare continuità alla sagra di Sant’Antonio e a quella di Rovereto». L’altra parte della festa, rimane, invece, alla fine di agosto, per questa edizione si chiamerà “Festa di fine estate”. «Anche a questa noi abbiamo dato un contributo come parrocchia, insieme alla onlus, agli organizzatori, il gruppo di giovani che si è ribattezzato “Quelli di Rovereto”,in dialetto - conclude don Zuarri - Non è vero, quindi, che c’è divisione. Abbiamo dovuto fare i conti con gli spazi, la normativa “Gabrielli” e le regole anti-Covid». —
S.A.
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