Da Mirandola a Mirandola: in 2 anni il giro del mondo senza prendere l’aereo
Il viaggio del fotografo Alessandro Tomasi che ha deciso di non volare: «Mi sono messo i bastoni tra le ruote gustandomi ogni momento»
MIRANDOLA. La domanda iniziale è scontata, quasi automatica: Alessandro, ma hai paura di volare? La risposta, però, non è quella che si potrebbe aspettare. «Assolutamente no, anzi. Mi piace, lo faccio normalmente… (ride, ndr)». Fatto sta che Alessandro Tomasi, da Mirandola, ha pensato bene di farsi il giro del mondo, sì il giro del mondo, senza prendere aerei, sì senza prendere aerei. Solo auto, spesso jepp, autobus, quasi sempre il treno e ovviamente sfruttando anche il più antico mezzo di trasporto: i piedi. «730 giorni in giro per il mondo, due anni». Un percorso davvero incredibile partito, rigorosamente in treno, proprio da Mirandola: «Partito e finito da Mirandola. Ho provato anche a fare un calcolo dei chilometri macinati, ma è praticamente impossibile. Troppi su e giù, troppi avanti e indietro. Sempre - scherza - con i piedi bene pianti per terra…». Ecco, dunque, un assaggio del tragitto: «Sono arrivato in Russia in treno. Ho attraversato il “Paesone” con la Transiberiana. Poi una volta in Mongolia mi sono arrangiato con altri mezzi. A quel punto la Cina per poi sconfinare nel Laos, Vietnam, Cambogia, Myanmar, Malesia e Singapore. Da lì Australia in nave e California. Sono sceso in Messico e via mare mi sono trasferito in Colombia. Il tour nell’America latina prima dell’attraversata: Marocco, un paio di settimane in Europa, treno e Mirandola». In tutto questo resta la scelta di non usare mai l’areo: «Un modo per rallentare il mio viaggio, per renderlo più impegnativo. Mi sono messo i famosi “bastoni tra le ruote” da solo. Spostarsi in aereo adesso come adesso non è così entusiasmante, è comodo. E poi quando stai attraversando un Oceano capisci che non importa la meta, capisci che il viaggio stesso è la meta». Un giro del mondo fatto tra l’altro in solitaria: «Sì, ma ho incontrato diverse persone che a loro volta erano sole. E poi ho potuto contare di molta ospitalità. Per esempio in Mongolia dove la popolazione nomade è sempre propensa ad aiutare. Fa parte della loro cultura». Problema dormire: «Che non è assolutamente un problema in realtà - dice Alessandro - Merito, in questo caso, della tecnologia. Con un click hai la possibilità di trovare l’ostello o la famiglia che ti ospita. Molto spesso gratuitamente. In cambio ho cucinato per loro. Cosa? Pasta. Carbonara, sono diventato un esperto. Dal Sud America, all’Asia fino all’Australia. In tanti hanno provato la mia Carbonara. In alcuni luoghi ho anche trovato il guanciale. Uno spettacolo». Non sono comunque mancati i momenti più complicati: «In Myanmar, una sera, sono stato parecchio male. Si pensava ad un’appendicite. L’ospedale più vicino, però, era a quattro ore di macchina così mi sono dovuto arrabattare per arrivarci. Per fortuna si trattava solamente di un’intossicazione alimentare più pensate, e dolorosa, del solito. Qualche antibiotico e via…». Alessandro è fotografo e videomaker di professione: «La cartolina che porto con me riguarda la Cina. Una notte sono riuscito a dormire in una torretta della Grande Muraglia. Ho cercato e trovato una parte del muro immersa nel verde che si trovava lontano dalla vita turistica. Non potete immaginare che spettacolo, il mattino, quando il sole illuminava tutta la vallata». —
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