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Il sindaco Muzzarelli e il referendum( «Voto “sì” convinto ma non contro la casta E dopo le riforme»

luca gardinale
Il sindaco Muzzarelli e il referendum( «Voto “sì” convinto ma non contro la casta E dopo le riforme»

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli rompe gli indugi sul referendum «Spero sia l’occasione per mettere al centro il ruolo dei Comuni» 

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l’intervista

luca gardinale

Cominciamo pure dalla fine: «Voterò “Sì” al referendum. Ma non mi aggiungo all’elenco di chi fa questa scelta per “tagliare” la casta o risparmiare qualche milione. Anzi, mi preoccupa molto chi riduce tutto a questo tipo di argomenti che non esito a definire populisti. Il mio sì alla riduzione dei parlamentari nasce dall’esigenza di avviare finalmente il cantiere delle riforme istituzionali, dopo le tante occasioni perse negli ultimi anni».

Un “Sì” sulla fiducia, quindi?

«Lo so, manca un progetto organico, manca un ragionamento serio sul ruolo e le funzioni dei due rami del Parlamento, possibilmente diversificate e garantendo una rappresentanza esplicita e responsabile dei territori. E manca anche un’adeguata legge elettorale senza la quale l’esito del Referendum renderebbe ancora più debole il legame tra gli eletti e le comunità che dovrebbero rappresentare».

Ma allora perché sì? Queste sembrano le motivazioni per dire No…

«Ci sono momenti in cui la politica si deve assumere la responsabilità di fare quel passo senza il quale ogni processo non partirebbe mai. E l’emergenza sanitaria ci ha mostrato quanto il nostro Paese abbia bisogno di sistemi decisionali più rapidi ed efficaci, proprio per evitare che poi a decidere siano pochissimi e il Parlamento venga trattato da inutile zavorra. E per fortuna che abbiamo un riferimento forte nella Presidenza della Repubblica, autentica garanzia per tutti».

Da dove partire per dare contenuti a queste aspettative?

«Quindi insieme al mio Sì c’è anche un appello a tutte le forze politiche, a partire naturalmente dal mio partito, affinché questo Referendum non diventi l’ennesima resa dei conti (sul governo, sulla maggioranza, sul partito…) e sia invece l’inizio di una stagione di riforme che deve rimettere al centro il ruolo essenziale dei Comuni e delle autonomie locali».

Quali sono le richieste per i Comuni?

«Troppo spesso, anche in questi mesi, siamo stati trattati da vassalli. Eppure, è ai Comuni, ai sindaci, che i cittadini si rivolgono direttamente quando un ministro o un presidente di Regione annuncia una decisione. Non esiste possibilità di far ripartire il Paese se non dai territori. Ha fatto bene l’Anci a chiedere per i Comuni 20 miliardi di risorse europee: noi gli investimenti siamo in grado di farli davvero e di creare occupazione e sviluppo. È quel “debito buono” di cui ha parlato Draghi e che i Comuni possono davvero garantire dia i frutti attesi».

ma c’è chi dice no

Ci sono otto consiglieri del Pd (Fabio Poggi, Stefano Manicardi, Mara Bergonzoni, Ferdinando Tripi, Alberto Cirelli, Camilla Scarpa, Vincenzo Walter Stella e Federico Trianni) che hanno annunciato il proprio appoggio al No.

«Sentiamo il dovere - dicono - di far sentire alta la nostra voce per far capire che così non va. Il parlamento ha approvato la sua riduzione numerica passando da 945 a 600 parlamentari dopo che anni di retorica populista hanno ormai convinto tanti che tanti parlamentari non servano e che sia ora di finirla con i superstipendi della casta.

Noi non ci stiamo. E’ giunto il tempo di chiarire che meno parlamentari non significa più efficienza significa solo che ci saranno territori e circoscrizioni elettorali che verranno ridisegnati e così tanti territori marginali e periferici non avranno più le forze per eleggere un parlamentare. Crediamo che dopo anni nei quali si è gridato ai continui scandali, ai poteri forti, ai corrotti se passerà la riforma con meno parlamentari sarà più facile corrompere». —

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