Il valzer e il liscio del circolo Arci diventano famosi anche a New York
Reportage a Soliera del Times che narra le norme su discoteca e ballo «Ci trattano come il Billionaire ma si scordano gli aiuti di Stato»
la storia
Stefano Luppi
«Pur facendo ballo liscio siamo stati indirettamente paragonati ad esempio al Billionaire di Flavio Briatore. Ovviamente quando è l’ora di abbassare le serrande, ma non siamo equiparati a una delle 3600 discoteche presenti in Italia quando è invece l’ora di avere i fondi di sostegno dal governo». Maria Colarusso, per tutti a Soliera “Pina”, volontaria e consigliere del locale direttivo Arci, fa una sintesi molto chiara di quanto accade in questi giorni in Italia in tema di ballo e contagi da Covid-19. Tutti conoscono la vicenda della Sardegna, ma forse pochi si sono soffermati sulle “storture” delle norme. Quelle relative ai tanti locali che, ad esempio in Emilia Romagna da Piacenza alla costa, propongono ballo liscio, uno dei divertimenti preferiti dagli anziani.
Chi, infatti, non ha avuto un nonno o una nonna che ogni settimana andava a ballare a ritmo di valzer o mazurca in qualche circolo del proprio paese? Per alcune settimane estive, proprio come avvenuto per le discoteche, il governo ha permesso i balli pur tra mille norme mentre da alcuni giorni, come per ogni locale, ha detto basta. Causando non poche polemiche, come appunto Pina Colurusso ha sottolineato finendo in questi giorni in un lungo reportage che il quotidiano più prestigioso al mondo, il New York Times, ha dedicato alla vicenda.
«Mi hanno chiamato e poi sono anche venuti a fare le fotografie al nostro locale Arci, in via Berlinguer, appena fuori dal centro. Ho detto qual è il paradosso per certi tipi di offerta rivolta in questo caso alle persone in età e ovviamente non è una vicenda che accade solo qui, come mette in luce l’articolo del New York Times. La nostra sede è in un edificio che la Cassa di risparmio di Carpi ha dato in gestione al Comune che vi ha dislocato noi, la fondazione Campori e altri uffici. Si chiama “Habitat - casa della cultura” e proprio qui, all’aperto, proponevamo anche le nostre serate di liscio aperti a tutti. È un luogo versatile e polivalente di 1.500 metri quadrati, frutto di un percorso condiviso con le numerose realtà associative solieresi che ha l’ambizione di rispondere al bisogno di nuovi spazi per le iniziative sociali e culturali del nostro territorio».
La signora Pina racconta i particolari della vicenda: «Siamo riusciti a fare alcune serate di ballo liscio, rispettando ogni criterio di sicurezza. Abbiamo raccolto tutti i nomi dei partecipanti, obbligando alla mascherina anche mentre si ballava e facendo firmare alle coppie l’autodichiarazione nella quale affermano di essere sposati o conviventi. Infatti nelle nostre serate la diffusione del virus non c’è stata, per fortuna. Ma poi appunto ci hanno chiuso nonostante rispettassimo ogni regola e il paradosso è che non otterremo neanche i soldi pubblici anche se le nostre entrate sono relative semplicemente al sostentamento delle attività visto che siamo tutti volontari».
Niente liscio, dunque, per i nonni e le persone che vogliono cimentarsi in questo ballo storico che ha preso piede alcuni decenni fa in Romagna. «Ora - termina la volontaria solierese - abbiamo ottenuto l’autorizzazione per una festa ad Habitat da tenersi domenica prossima. Non si potrà ballare, naturalmente, ma si potrà ascoltare seduti l’orchestra CC Condor, ovviamente prenotando e dando il proprio nome. Faremo il gnocco fritto e sarà aperto il bar».
Questo si potrà fare in tempi di pandemia, anche se il passo dal ballo “controllato" dei nonni in periferia al “liberi tutti” della Costa Smeralda è molto ampio. Il quotidiano americano nel suo articolo, scritto da Emma Bubola con foto di Francesca Volpi, mette in rilievo proprio questo mondo “antico” che forse non doveva finire apparentato agli assembramenti che stanno creando ora i problemi con il virus. —
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