Modena, produrre è nel suo Dna: prima provincia per valore aggiunto
Nel settore manufatturiero è di 12.312 euro per abitante ben tre volte la media nazionale, che si ferma a 4.278
Modena è nata per fare e per produrre, è il suo destino: lo confermano anche gli ultimi dati diffusi ieri da Confartigianato Lapam, che riguardano il valore aggiunto manifatturiero e mostrano come la nostra provincia sia al vertice nazionale in questa speciale classifica.
I dati sono quelli pre-pandemia, ma tant’è: il territorio che in Italia ha il maggiore valore aggiunto manifatturiero (in pratica la media tra il valore complessivo della manifattura e il numero di abitanti) è il nostro. Secondo l’ultima rilevazione disponibile in Italia, infatti, questo indicatore è pari a 4.278 euro per abitante, con valori più elevati in Emilia-Romagna con 7.899 euro per abitante, Veneto con 7.335 e Lombardia con 7.030. Se decliniamo poi in chiave provinciale questi dati, come detto, il maggiore contributo alla crescita della manifattura si riscontra a Modena con 12.312 euro di valore aggiunto per abitante; seguono Vicenza con 11.424, Reggio Emilia con 10.684, poi Parma, Lecco, Bergamo, Treviso, Brescia, Mantova.
Modena, ricca di un tessuto produttivo fatto di media, piccole e micro imprese, ha raggiunto questo risultato grazie ai suoi distretti (meccanico, biomedicale, tessile, ceramico, agroalimentare): il “Made in Modena”, ricorda Lapam, si pone inoltre ai vertici anche delle classifiche europee relative a questo indicatore.
Il valore aggiunto in economia è la misura dell'incremento di valore che si verifica nell'ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie all'intervento dei fattori produttivi (capitale e lavoro) a partire da beni e risorse primarie iniziali. Questa la definizione standard, ma facciamo un esempio: consideriamo il valore di ciascun componente di un telefono cellulare, quale il guscio di plastica, il display, il microfono, i circuiti interni, la tastiera, eccetera: la loro somma sarà inferiore al valore del bene che otteniamo dall'assemblaggio di tutti questi pezzi, cioè il telefono cellulare. Moltiplicate tutti i beni e servizi di ogni genere in un certo territorio in un dato periodo ed ecco spiegati i 12.312 euro per abitante di Modena.
Perché la nostra provincia, però, ha un valore aggiunto che è il triplo della media nazionale? Qui si producono tanti beni e prodotti d’eccellenza e legati al lusso: pensiamo ad una Ferrari, ai vestiti di Carpi, alle ceramiche di Sassuolo, alle attrezzature biomedicali di Mirandola, all’Aceto Balsamico Tradizionale... Una Ferrari non è solo gomma, plastica, metallo, fili elettrici e componenti elettronici e il salario dell’operaio che la monta a mano. Non la paghi a prezzo di costo. Il valore aggiunto è il marchio, la passione, l’emozione, la tradizione, il mito, non quantificabili di per sé ma che “si fanno pagare”.
L’ufficio studi di Confartigianato Lapam ha diffuso altri dati, relativi al mese di giugno 2020: a livello nazionale l’indice destagionalizzato della produzione manifatturiera è aumentato dell’8,8% rispetto a maggio. Gli aumenti congiunturali si sono rivelati diffusi in tutti i comparti: crescono in misura marcata i beni di consumo (+9,8%), i beni intermedi (+9 %) e i beni strumentali (+8,1%). Nella media del secondo trimestre, il livello della produzione cala del 19,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Su base annuale naturalmente le cose vanno molto peggio: a giugno 2020 l’indice dell’attività della manifattura, al netto dei giorni lavorativi, scende del 14,7% rispetto lo stesso mese dell’anno precedente, recuperando comunque rispetto al -22% di maggio e al drammatico dimezzamento (-46%) di aprile. Confartigianato Lapam spiega infine che in Italia nei settori a maggiore vocazione artigiana la produzione nei quattro mesi della crisi Covid-19 è scesa del 29,1%. In particolare la produzione è scesa del 54,1% nell’abbigliamento, del 40,5% nei mobili, del 35,9% nel tessile, del 35,3% per la ceramica, del 30,9% per i macchinari e apparecchiature. È andata meglio, ma qui il lockdown non c’è praticamente stato, per la produzione alimentare, dove la flessione si è fermata al 5,1%. —
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