Rifiuta il tampone, l’imprenditore gli spara
Il 23enne non voleva fare il test prima di tornare in azienda, scoppia una lite e il datore di lavoro esplode un colpo a salve
Era tornato a cercar fortuna nella Bassa dopo averla abbandonata, sognando una nuova vita nella zona di Varese. Ma ha dovuto riporre le ambizioni dopo pochi mesi e ripiegare su Concordia, sperando nella magnanimità del suo ex datore di lavoro con il qualche aveva comunque mantenuto alcuni rapporti. L’idea di riprendere però a lavorare nell’azienda biomedicale è naufragata quando gli è stato imposto di effettuare il tampone. Lui ha reagito, opponendosi verbalmente ad una richiesta che non condivideva. Sono volate parole grosse - per quel poco che possono comprendersi persone di nazionalità così diverse - sfociate poi in uno sparo a salve, rivolto verso l’alto ma comunque in grado di intimorire l’interlocutore.
Protagonisti della vicenda sono un 38enne imprenditore di origini cinesi che vive a San Possidonio e un 23enne afghano, che per alcuni mesi aveva lavorato nel laboratorio biomedicale. E non solo vi lavorava, ma in qualche maniera che dovrà eventualmente essere verificata dai carabinieri di Concordia, vi alloggiava anche. E proprio quel porto sicuro lo aveva invogliato a tornare nella Bassa, nonostante nei mesi precedenti al lockdown avesse deciso di andarsene in Lombardia.
Nei giorni scorsi si è presentato al suo ex datore di lavoro, chiedendo l’opportunità di essere di nuovo assunto e anche di poter alloggiare nel capannone, lui ufficialmente residente a Imola. E a quanto è stato possibile ricostruire, il 23enne aveva anche convinto l’imprenditore, pronto a riprenderlo in azienda. Ma a patto che prima di entrare in azione desse delle doverose certezze sanitarie. In altre parole: se voleva avere un contratto doveva comunque e preventivamente sottoporsi al test per la ricerca del Covid. Un obbligo che non è stato accolto con particolare entusiasmo e per cause in corso di accertamento è esplosa una lite con accuse reciproche. Fino a quando il cinese ha impugnato una pistola a salve che tiene in casa, l’ha caricata con adeguate cartucce e ha fatto fuoco. Forse voleva solo intimorire l’operaio, che effettivamente ha preso parecchia paura perché è fuggito e ha chiamato anche i carabinieri. La pattuglia di Concordia è arrivata al capannone, ha cercato di capire l’accaduto e alla fine si è fatta consegnare l’arma, che ora si trova sotto sequestro mentre l’imprenditore è stato denunciato per minaccia aggravata. —
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