Libertà, formazione e relazioni di qualità È l’elisir della felicità per i nostri anziani
A Ponte Alto presentato lo studio Spi-Cgil “Non ho l’età” Serri: «Competenze e conoscenze da mettere in circolo»
Sono sempre più digitali. Hanno bisogno di sentirsi attivi per stare bene e restituire le azioni alla collettività. Durante il lockdown hanno scoperto il bisogno di rafforzare le relazioni, a partire dai vicini più... vicini: i parenti.
«Le persone tra 30 e 49 anni sono le più severe nel giudicare gli anziani», rivela Sauro Serri, segretario provinciale del Sindacato pensionati italiani (Spi) della Cgil.
Le spiegazioni possono essere tante. Una lettura possibile per Serri è il «vivere il lavoro in un modo più precario rispetto ai genitori in pensione». Un altro metro è il rapporto con i figli dei figli.
«I nuovi anziani hanno meno propensione di dedicarsi anima e corpo ai nipoti - ribadisce Serri - e preferiscono piuttosto trovare spazi per le proprie attività». Dai dati presentati ieri a Ponte Alto all’incontro “Non ho l’età”, emerge che il 74% degli intervistati (sia donne sia uomini) ritiene che per essere buoni anziani occorrono innanzitutto buone relazioni.
Relazioni sospese durante il lockdown in luoghi di ritrovo classici come le polisportive e le associazioni. La sfida diventava così passare dal «conflitto generazionale» a una nuova forma di «alleanza tra le generazioni».
Un passaggio temporale si avverte all’interno della ricerca. Le domande sulle percezioni dei cittadini verso gli anziani sono state poste a giugno 2020. Le interviste ai testimoni privilegiati, quali medici, organizzatori di eventi e parroci, risalgono a gennaio.
Un motivo di conflitto può diventare il luogo in cui vivere nel caso di non autosufficienza. Un intervistato su due (50%) ritiene indispensabile non fare affidamento a una casa protetta. La percentuale sale al 55% considerando le risposte date dalle donne e al 68% nei giudizi degli over 75.
Viceversa, il 41% degli intervistati ritiene indispensabile utilizzare tale servizio. La percentuale sale al 56% tra i maggiorenni non ancora trentenni. Il 49% dei favorevoli ha come titolo la maturità, il 42% la laurea.
Una «polarizzazione» che per Serri indica un segnale chiaro: «le nuove modalità (la casa protetta) e le vecchie (il restare nelle proprie abitazioni) tendono a persistere».
Una modalità su cui punta Spi-Cgil è la formazione. Domenica scorsa, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha rilanciato sempre a Ponte Alto il «diritto alla formazione permanente lungo tutta la vita lavorativa».
Una «formazione permanente» che Serri rivolgerebbe «alla popolazione attiva», raggiunta o meno la pensione. «Aggiornamento e capacità di apprendere» sono per il 54% degli intervistati valori simbolo di una buona anzianità. La percentuale non prevarica il 74% delle buone relazioni perché gli intervistati potevano scegliere più di una risposta.
Il valore diminuisce con l’età. Il 65% degli under 30 maggiorenni lo ritiene un aspetto importante per gli anziani. Nella fascia tra 30 e 49 la percentuale scende al 55%. Per chi ha almeno 75 anni la formazione permanente il riferimento è il 50%. Insomma, si passa dai due su tre degli under 30 all’uno ogni due degli over 75.
Al contrario, spicca per chi ha spento almeno 75 candeline l’essere liberi (53%). Un valore più alto di tutte le altre fasce di età, vissuto più dagli uomini (41%) che dalle donne (34%). Si torna al discorso delle attività e del rapporto con figli e nipoti.
«Non avere relazioni non permette d’invecchiare in modo positivo - ribadisce il segretario provinciale -. Sono utili attività come l’auto-aiuto e il volontariato. Quando una persona è in pensione, ha un bagaglio di competenze e conoscenze da rimettere in circolo».
Così 16 intervistati su cento considerano l’anzianità una fase della vita a cui si accede dai 76 agli 80 anni. Per 5 su 100 il passaggio avviene tra gli 81 e i 100 anni. —
G.F.
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