Par condicio violata L’Agcom sanziona il Comune per il giornale
VIGNOLA
«Dopo il Corecom, anche l’Agcom conferma che l’amministrazione Pasini ha violato la legge sulla par condicio in campagna elettorale confezionando e inviando nelle case dei vignolesi un numero del notiziario del Comune, pagato con i soldi di tutti i contribuenti, di chiaro stampo propagandistico per il candidato del centrodestra» questa la dura reazione del Partito Democratico vignolese, a seguito della delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Il documento incriminato, dal titolo “Vignola Informa n. 2/2020”, è stato consegnato nelle case dei vignolesi. Pasini si difende definendo le denunce del Pd «cavilli burocratici», dato che «si tratta di cose che abbiamo realmente fatto e che sono verificabili». «Peraltro - continua la nota di replica - i costi della stampa e della grafica del periodico sono stati coperti da sponsor privati».
Il verdetto dell’Agcom, reso noto venerdì, ordina che il Comune di Vignola pubblichi «sul proprio sito istituzionale, sulla home page, entro tre giorni dalla notifica del presente provvedimento, e per la durata di quindici giorni, un messaggio recante l’indicazione di non rispondenza» alla legge in vigore (art.9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28). «In tale messaggio si dovrà fare espresso riferimento al presente ordine» conclude la nota del garante.
Andrea Ghiaroni, segretario del Pd, ricorda che «l’Agcom parla di contenuti “di chiara valenza propagandistica ed enfatica delle iniziative del Comune, strumentali dunque a proporre un’immagine positiva dell’operato dell’Amministrazione comunale”». Mentre Pasini risponde: «Mi piacerebbe davvero confrontarmi col Pd sui contenuti e su quello che è stato fatto e c’è da fare per Vignola, ma loro si nascondono dietro a cose come queste». Ritenendo l’accaduto causato da «qualche giorno di ritardo», rincara affermando che si l’amministrazione si riserva di «consultare i nostri legali».
«La delibera dell’Agcom è l’ennesima conferma di come il centrodestra proceda con arroganza e insofferenza delle regole, salvo attaccare chi osa segnalare le violazioni - conclude Ghiaroni - il Comune è di tutti, non proprietà di chi lo amministra». —
e.p.
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