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Coronavirus a Modena

Lavoro, lezioni a distanza e cura della casa Così il lockdown ha penalizzato le donne modenesi

Alice Benatti
Lavoro, lezioni a distanza e cura della casa Così il lockdown ha penalizzato le donne modenesi

I racconti delle modenesi intervistate dal Centro documentazione per il progetto “Conciliamo”: «Nonni fondamentali» 

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MODENA «Per riuscire a fare tutto mi alzavo alle 3 del mattino e fino alle 10 lavoravo, poi stavo con i bimbi» oppure «la mia presenza in casa è solo fisica, un giorno le ho detto “tu mi vedi, ma io non ci sono”». Questi alcuni dei racconti delle donne intervistate nell’ambito del progetto “Conciliamo” promosso dal Centro Documentazione Donna di Modena e finanziato dall’Assessorato alle Pari opportunità della Regione. Avviato a dicembre 2019, poi rallentato a causa del lockdown, diventa ora l’occasione per attualizzare il tema della conciliazione dei tempi di vita e lavoro di fronte all’emergenza.

È passato poco più di un mese da quando la Regione ha diffuso gli ultimi dati drammatici sull’occupazione femminile - da marzo a maggio 22mila contratti di lavoro dipendente in meno per le donne, quasi il 57% del totale - individuando proprio nella messa in campo di maggiori servizi per la conciliazione vita-lavoro delle donne una delle misure concrete al centro della nuova strategia europea sull’uguaglianza di genere. I numeri hanno certificato quelli che erano i timori di tanti: è stato il lavoro delle donne, insieme a quello di giovani e precari, ad essere maggiormente penalizzato dal Covid.

Molte le motivazioni. Dagli stipendi mediamente più bassi (dunque, in caso di bisogno, tra mamma e papà più spesso è stata lei a rinunciare al lavoro per occuparsi dei figli) al fatto che sono occupate nei settori più colpiti cui si aggiunge il maggior numero di lavori domestici non retribuiti che svolgono. Ed è proprio attraverso la condivisione del lavoro di cura tra donne e uomini, insieme al contrasto degli stereotipi, che a Modena il progetto “Conciliamo” vuole promuovere la conciliazione, il benessere e l’empowerment femminile nel mondo del lavoro. Una ricerca-azione che vede in campo amministrazioni comunali (Modena, Formigine, Sassuolo e Savignano), università, sindacati e associazioni di categoria, nella quale una quindicina di mamme della nostra provincia si sono già confrontate sulle loro strategie di conciliazione.

«La ricerca sul campo è ancora in corso - spiegano la ricercatrice Natascia Corsini e la coordinatrice del progetto Vittorina Maestroni - pertanto è difficile darne già degli esiti o avere una visione di insieme, ma da una ricognizione preliminare emerge che la possibilità di svolgere il proprio lavoro in smart working è stata un elemento fondamentale per la gestione dei figli e soprattutto passare del tempo con loro è stata una risorsa. Ciò però non ha risolto la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro e della famiglia, un loop tra figli, lavoro e gestione della casa difficile da districare. Dove il ruolo dei padri è rimasto marginale, si rileva una presenza maggiore nella cura dei figli, ma non nella conduzione delle attività domestiche».

Da una prima analisi emerge dunque come la maggior parte del lavoro familiare nella fase di lockdown sia ricaduta sulle donne e come una condivisione più equa tra donne e uomini sia leggermente superiore nella cura dei figli rispetto alla distribuzione del lavoro domestico. «Per la prima volta - dice una delle donne intervistate - è stato mio marito a occuparsi dell’aspetto didattico di mio figlio piccolo». Un racconto sull’esperienza della maternità come occasione di empowerment.

Oltre al video sarà realizzata la “Guida alla ricerca del tempo perduto” - mappa concettuale con pillole informative sul tema dei diritti, esempi di buone prassi che vengono dall’estero e siti utili dove si possono reperire informazioni sulle misure a sostegno della genitorialità - nella quale sarà coinvolta la fumettista Alice Milani per rappresentare i falsi miti sulla maternità. Interessante anche quanto emerge sul ruolo dei nonni, che si conferma centrale nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

«Molte delle storie raccolte mostrano quanto il loro apporto e sostegno sia stato primario, anche in questo periodo di emergenza sanitaria, nella cura dei figli, soprattutto per quanto riguarda la gestione della didattica a distanza - dicono Corsini e Maestroni - quando i nonni non sono potuti essere presenti, le donne raccontano quanto per la prima volta abbiano toccato con mano cosa vuol dire essere da sole nella gestione della casa e dei figli, e quindi la conferma di quanto sia essenziale una rete di sostegno». —


 

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