Occupazione difficile «La mia vita trascorsa tra contratti a tempo e cifre troppo basse»
la storia / 2
«Per gli educatori dipendenti di cooperative sociali il Covid ha reso ancora più evidenti alcuni problemi - racconta Giuditta, educatrice modenese - a livello salariale ha impattato su stipendi già bassi che normalmente si aggirano sugli 800-900 euro, quando va bene 1100. Con il Fis, il Fondo di integrazione salariale, ora sono diventati di 500-600 euro. Poi c’è il problema gigantesco dell’estate perché con i nostri contratti part-time verticali, anche indeterminati, non ci viene garantito uno stipendio per i 12 mesi. Quando la scuola finisce restiamo senza nulla dal momento che, essendo assunti, non abbiamo diritto ad alcun sussidio».
Ha 33 anni e ormai sono dieci che lavora come educatrice nelle scuole modenesi, dagli asili nido fino alle superiori, occupandosi principalmente del delicato compito del sostegno scolastico a bambini e ragazzi con handicap. «Vivo con mia madre perché in questi anni non mi sono potuta permettere un affitto e men che meno di comprare casa - spiega l’educatrice - e il fatto di vivere ancora nella casa famigliare in questi mesi per me è stata come una sorta di “cuscinetto” a una situazione che altrimenti sarebbe stata davvero di grossa difficoltà. Per la nostra categoria, a causa di questa riduzione dello stipendio, diventava necessario potersi appoggiare a un compagno o a un famigliare».
L’educatrice modenese racconta che fortunatamente lei ha ricevuto in anticipo il Fis dalla cooperativa per cui lavora, ma che tanti colleghi (soprattutto colleghe, dal momento che il suo resta un lavoro prettamente femminile) hanno dovuto aspettare l’Inps o devono ancora riceverlo.
«A febbraio le nostre colleghe statali e comunali sono rimaste a casa attivando la didattica a distanza e ricevendo una retribuzione giustamente al 100 %, mentre noi siamo partite solo a maggio dopo lunghi mesi a casa in Fis - continua la professionista - quest’estate sono stata una delle poche a riuscire a trovare impiego in un centro estivo, ma ora sulla ripartenza delle scuole ci sono preoccupanti punti interrogativi. In presenza e quanti saranno gli iscritti? Ma ora finalmente passerò a un tempo pieno di 36 ore e lavorerò al nido - conclude - spero e finalmente di raggiungere la mia indipendenza». —
A.B.
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