L’acqua è arrivata, ma inquinata «Tutti i nostri pesci ora sono morti»
I soci degli orti sassolesi si erano rivolti ad Arpae Adesso la beffa: «Dal laghetto si sente un odore strano»
Alfonso Scibona
L’allarme ambientale lanciato dai soci degli orti sassolesi poco più di due settimane fa era fondato. Tutti i pesci che si trovavano nel laghetto di irrigazione sono morti. La scoperta l’altra mattina quando il livello del laghetto era diventato alto ma l'acqua aveva un colore tendente al marrone.
«Abbiamo subito capito che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto - ha detto Giorgio Berzellini, lo stesso consigliere che il mese scorso aveva lanciato l’appello al consorzio di bonifica dell’Emilia centrale perché aprisse i condotti di trasferimento dell’acquedotto agroindustriale - perché la maggior parte dei pesci era morto ed alcuni boccheggiavano a fior d’acqua. Una vera e propria catastrofe con l’acqua che stavolta c’era in quantità ma che è diventata immediatamente non utilizzabile». Sono seguite le analisi. «Abbiamo chiamato i tecnici di Arpae - continua - che sono arrivati, hanno effettuato dei prelievi e ci hanno detto che tra qualche giorno comunicheranno i risultati. Quello che è assurdo e che avevamo lamentato il mese scorso, quando si parlava di scarsità dell’acqua, è che stavolta l’acqua c’è nella giusta quantità ma è inquinata da qualcosa». Gli esami potranno chiarire di cosa si tratta ma si fanno già le prime ipotesi. «Il laghetto emana una puzza particolare - seguita Berzellini - e questo ci fa pensare che a monte, sul Secchia, ci potesse essere stato un versamento di liquami che poi è finito all’interno delle condutture che ci hanno rifornito dell’acqua verso la fine del mese di agosto. Intanto abbiamo sparso la voce tra tutti i nostri associati affinché nessuno prelevi più acqua dal laghetto per irrigare il proprio orto: sarebbe davvero una beffa, avvelenare anche le nostre colture di ortaggi e verdura».
I soci degli orti, sud e nord, di Sassuolo hanno anche cercato di lanciare un appello per scoprire cosa realmente ha portato alla moria di quasi tre quintali di pesci che erano nel laghetto di irrigazione «solo per bellezza», visto che ne era vietata la pesca. «Abbiamo anche sparso la voce tra parenti e amici - ha detto un altro consigliere - per scoprire, magari tra coloro che effettuano le loro escursioni a monte del fiume Secchia, se vengono trovati spargimenti selvaggi di liquami, una delle poche cose che potrebbe aver inquinato l’acqua del laghetto. Speriamo che anche i vigli ambientali facciano qualcosa, come si dice, “d’ufficio”, per venire a capo di questo increscioso episodio che ha ancora una volta “avvelenato” la nostra estate e il nostro hobby».
È probabile che anche la Polizia municipale, che da poco ha istituito la sezione contro il degrado ambientale, si occupi della vicenda. —
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