Gazzetta di Modena

Modena

Si chiamerà Cavezzo il meteorite avvistato la notte di Capodanno

Si chiamerà Cavezzo il meteorite avvistato la notte di Capodanno

Lo ha deciso la Meteoritical Society, che sul suo sito ufficializza nome e tipologia del meteorite, il primo in Italia a essere rinvenuto non per caso ma grazie ai calcoli della rete Prisma (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e dell'Atmosfera), una collaborazione promossa e coordinata dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

2 MINUTI DI LETTURA





CAVEZZO Si chiamerà 'Cavezzo', come il comune  modenese dove è stato ritrovato, il raro meteorite 'figlio' del bolide che la sera di Capodanno ha illuminato i cieli del Nord Italia, avvistato in Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Toscana.

Lo ha deciso la Meteoritical Society, che sul suo sito ufficializza nome e tipologia del meteorite, il primo in Italia a essere rinvenuto non per caso ma grazie ai calcoli della rete Prisma (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e dell'Atmosfera), una collaborazione promossa e coordinata dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

«Cavezzo è il primo meteorite italiano tra gli appena venti al mondo recuperati grazie a precisi calcoli effettuati da un sistema di sorveglianza dedicato: questo già di per sé rende il ritrovamento un evento di eccezionale importanza scientifica», dice il coordinatore nazionale di Prisma Daniele Gardiol, dell'Inaf di Torino. Recuperare il meteorite ancora 'fresco' di caduta, e quindi pressoché incontaminato dall'ambiente terrestre, ha permesso di condurre approfondite analisi scientifiche che hanno evidenziato la rarità di questo sasso cosmico: classificato come una condrite L5, cioè con basso contenuto di ferro, presenta delle caratteristiche peculiari tali da essere considerato anomalo.

È finora unico nel suo genere tra le oltre 64.000 meteoriti catalogate. «La particolarità di questo meteorite - sottolinea Giovanni Pratesi, geologo dell'Università di Firenze - è dovuta a vari fattori tra cui la forte dicotomia fra la composizione dei silicati e la esigua quantità di metallo nonché la rilevante presenza di clinopirosseni.

Ma la caratteristica più sorprendente è la marcata differenza minero-petrografica che si riscontra nei due frammenti rinvenuti». Gli studi, in corso presso l'Università di Firenze e il Laboratorio del Monte dei Cappuccini di Torino, condurranno in breve tempo alla pubblicazione di altri lavori scientifici oltre a quelli già inviati a riviste scientifiche internazionali.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google