Volontari, gel e riti per la Beata Vergine Centinaia di fedeli in 5mila metri quadrati
Misure speciali per garantire la festa al Santuario di Fiorano Don Lumare: «Tantissime persone hanno donato tempo ed energia»
la ricorrenza
fiorano
Una festa con ormai quattro secoli di storia alle spalle: radici profonde, che neppure il Covid ho fermato.
Le celebrazioni di ieri al Santuario di Fiorano, giorno in cui si festeggia la Beata Vergine del Castello, hanno richiamato tantissimi fedeli da tutta la provincia. Nel 1630 Fiorano fu risparmiata dall’epidemia di peste, la città innalzò il Santuario e il miracolo venne attribuito al dipinto della Beata Vergine oggi custodito al suo interno. La festa, molto sentita nel territorio, è stata riadatta per rispettare tutte le norme anti-contagio. Quest’anno quindi, ancora più delle altre volte, è stato l’aspetto religioso a “imporsi”: per tutta la giornata infatti, fin dalle prime ore del mattino, nel piazzale del Santuario sono state celebrate messe a cui hanno partecipato tantissimi pellegrini.
Fin dalle prime luci dell’alba, sotto la tensostruttura allestita per permettere le celebrazioni anche in caso di maltempo, molte persone si sono riunite in preghiera per la “Messa dei fioranesi” delle 5 celebrata dal parroco don Antonio Lumare. A seguire, una messa ogni ora con una pausa nel pomeriggio e poi una ripresa fino all’ultima messa delle 18.30, presieduta da monsignor Lino Pizzi, vescovo emerito di Forlì-Bertinoro, seguita da una processione.
Non solo fioranesi: tra i pellegrini anche persone da Sassuolo, Maranello, Casalgrande, Formigine e in generale da tutta la provincia. «Vengo da Montale - dice Mina Iannuzzi, in attesa dell’inizio della Messa solenne delle 11 - ma sono molto legata a questo posto, anche perché mia sorella vive qui e si è sposata qui. Quest’anno, dopo i mesi difficili che abbiamo affrontato, ci sentiamo ancora più vicini alla Chiesa. Secondo me bisognerebbe esserlo sempre, perché la Chiesa nei momenti di difficoltà, ad esempio quando c’è stata la peste, c’è sempre stata».
Alla Basilica si poteva accedere solo per qualche minuto, senza assembramenti: rigorosamente con la mascherina, i fedeli si sono messi in fila all’ingresso, per potersi inginocchiare davanti al “dipinto miracoloso”. Ad aspettarli sulla soglia Milvia, volontaria di Unitalsi, pronta a disinfettare a tutti le mani: «Come Unitalsi - dice senza fermarsi - siamo circa 13 volontari impegnati. È la prima volta che prestiamo servizio su richiesta di Don Antonio».
Dopo la visita al quadro e una volta fuori dal Santuario, un percorso definito e segnalato per evitare assembramenti portava a una zona laterale con allestiti dei banchetti. Tra questi, quello di Anna Maria, Annalisa e Maria Teresa di Nuovi Orizzonti: «Siamo qui dalle sei e un quarto ed era già pienissimo. - dicono - C’è stata molta partecipazione soprattutto alla “Messa dei sassolesi”, quella delle sette, perché ha una forte tradizione, è probabilmente la più affollata del mattino. L’organizzazione è ottima». E lo sa bene don Antonio Lumare, che per mesi, insieme a un centinaio di volontari e il supporto del Comune ha lavorato per riuscire a festeggiare la Beata Vergine del Castello: «Abbiamo spalmato tutte le persone su tutta la superficie del colle, ossia su oltre 5mila metri quadrati - spiega - e per questo ringrazio i proprietari della Casa degli esercizi spirituali che ci permettono il passaggio». E aggiunge: «Coi volontari si è creato una sorta di volano. Ormai le parrocchie possono celebrare solo se c’è un filtro all’inizio. Siamo tornati a quelli che un tempo erano gli ostiari, ossia coloro che presidiavano le porte della chiesa. Abbiamo coinvolto persone che prima non frequentavano la parrocchia, per mesi tutti i giorni hanno donato ore del loro tempo con responsabilità enormi. Grazie a loro e grazie al supporto del Comune tutto questo è stato possibile». —
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